Perché esisto? Il sangue del poeta.

 

Qual è la domanda più profonda di cui avete memoria? Quella che non ha mai avuto risposta eppure resta lì, come sospesa, nel “fondo della vostra vita”.

La nostra vita forse altro non è che un tentativo per distrarci da questa domanda: Perché esisto? Il quesito di Amleto, il gravame, il prezzo che dobbiamo pagare alla nostra consapevolezza.

Il poeta, l’artista, cura la propria ferita attraverso la creatività. L’artista sente incessantemente dentro di sé questa domanda. La ferita sanguina, nasce una poesia, un racconto, un brano musicale. L’uomo comune si lascia contaminare da quel “sangue” e spesso guarisce dalla noia del quotidiano o si libera dal peso di certe domande.

L’artista osserva la propria ferita, l’uomo comune che è poeta mancato, distrae lo sguardo. Troppa fatica.

Eppure, noi tutti potremmo essere poeti. Per questo dobbiamo essere grati a chi possiede il coraggio di guardare oltre l’apparenza, perché quell’uomo lo fa al posto nostro.

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