1545 La fine….

Quali principi morali, che idea di potere, quale mala interpretazione del Vangelo governava gli spiriti del Rinascimento? Dell’uomo comune non v’é traccia, forse si spezzava le ossa nel ventre distratto della storia nella speranza di non finire all’inferno, forse godeva di una libertà stracciona e naturale a noi del tutto sconosciuta. Ma dei “ principi della Chiesa”, dei loro moti di spirito posseduti da una cieca ambizione, delle loro sensualità, si narra eccome nel bel volume di Antonio Forcellino, 1545, Gli ultimi giorni del Rinascimento, edito da Laterza. Accanto alle figure inquietanti e complesse di Alessandro Farnese e della sorella di lui, la bella e seducente Giulia, amante di Papa Borgia ecco sfilare gli artisti con al centro le gigantesche figure di Tiziano e di Michelangelo. Il primo, profondamente uomo, sensuale ed egoista, taccagno e animato dall’ossessione di garantirsi nuove e lautissime commissioni. Tiziano, l’uomo del Cadore sceso in laguna; l’uomo dei riflessi acquei rubati al teatro infinito di Venezia e trasferiti mirabilmente sulla tela. Una massa ordinata di sfumature a dar forma a figure incendiate d’amore per il colore. Tiziano, che sepolta la moglie Cecilia, sposata in tutta fretta col solo scopo di riconoscere i due figli che la povera donna gli aveva sfornato, briga per sistemare il prediletto Pomponio con una lauta serie di benefici ecclesiastici; nefasta abitudine dell’epoca. E poi ci sono le pressioni presso i potenti, i vizi dei cardinali e le lotte per accede al soglio petrino. Quale strana idea di peccato unitamente ad una sconfinata tolleranza era abituale per questi “uomini del privilegio”. Quelle che oggi considereremmo depravazioni, usanze barbare, allora erano sopportabili debolezze umane; il potere della carne vissuto con fatalistica condiscendenza dominava le forme della vita. Carne intesa come forza sensuale in cerca di un rapido sfogo, di un amplesso animale e carne raccontata in tutto il proprio tragico e naturalissimo disfacimento. Allora, le epidemie spazzavano via virgulti e vecchi senza pietà alcuna e forse per questo l’uomo sembrava voler suggere ogni “ nettare” dell’albero della vita. E poi c’è Michelangelo e la tensione per una vita “ sottratta alla scultura” per dedicarsi alla pittura su imposizione di un Papa. Michelangelo e gli “spirituali” con l’odore di eresia che preme da ogni parte. Questo e molto altro nel bel libro di Forcellino. Buona lettura.

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