Scusa se penso alla vita

Se guardo questa terra, i miei occhi si fanno piccoli e ciechi, due sassi di  fiume, levigati e sfuggenti. La terra non manda riflessi, è fredda, come la stanza dove respira a fatica un corpo che sembra già lontano. Ne attendo il risveglio contro ogni speranza. Attesa e dolore. Se alzo il profilo del mio sguardo, vedo un susseguirsi di orizzonti che fuggono uno nell’altro. Le cose di ieri sono passate, ne sono nate di nuove. Se uno è in Cristo. Così recita la scrittura e così si canta nelle chiese. Ma la nostra vita è fatta quasi unicamente delle “cose di ieri”, il nostro mondo è un inseguire la polvere dei giorni e dei progetti. Le cose di ieri sono quelle di oggi; questa formica, questa luce, questo tramonto che si ripete perfetto sul golfo di Napoli. Come non amare tutto questo, come non provare nostalgia, persino delle ore che fuggono. La contabilità dei fallimenti e dei trionfi, questa è la nostra attività principale, con all’orizzonte il naufragio. Eppure navighiamo perché è bello perdersi in questo mare, nonostante tutto. Noi, appesi alle cose di ieri, a questo albero che piantò mio nonno e che improvviso è caduto, noi, sedotti dall’ “immortale” e attorta natura degli ulivi secolari che vedono scorrere i secoli. Questo mondo, ricamato da infinite storie, di bellezza ferita  di natura sfregiata e dolorante, di amori maturi di giorni e di ebrezza, di nascite e disfacimenti; questo mondo è attesa di una pienezza  da noi solo intravista e sperata. Le cose di ieri sono passate ne sono nate di nuove. Le nostre avventure con due chitarre; Sanremo, Il Fraschini di Pavia, le dame Inglesi…il tuo inseguirmi sulla tastiera perché la mia voce e i miei ritmi cambiavano sempre il ritornello dei pezzi. La tua delicata e mite natura, il tuo versatile genio; il tuo essere come un fratello e un figlio. i braccialetti, l’Africa, il volo, i racconti di paura in montagna, sul tetto di latta il rumore di importuni roditori e in lontananza il rombo del torrente gonfio di pioggia. Io non so aspettare che le cose finiscano, la realtà è come un sogno e non so più cosa sia la vita e dove siano finite le mie certezze. Attesa e dolore. Scusa se  scrivo, scusa se mangio, mi distraggo, penso alla vita. Scusa. Se uno è in Cristo, lo ripeto all’infinito mio piccolo gigante sfortunato.

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