L’Altro Renzi

C’è nel renzismo una logica nuovista che si nutre di un’accomodante parterre colma di giovanotti che assaporano la possibilità del successo. Renzi non è il renzismo, quest’ultimo è un prodotto emozionale dell’originale reale. Il leader è forte, intelligente, culturalmente grezzo, televisivo, veloce di lingua e di parola.

Non credo sia un politico, perlomeno nel senso in cui abbiamo inteso sino ad oggi questa categoria antropologica; lo vedo più un rabdomante in cerca di un successo momentaneo, per se e per la nazione. Il politico classicamente inteso è inquieto, dubbioso, pieno di tic, di fobie e paure, più governato dalla nevrosi che dalla spensieratezza. Il bene comune è cosa infinitamente complessa.

Renzi, ha il fiuto del cane da tartufi, perciò gli è facile mutare direzione senza suscitare, nella platea distratta, alcun stupore. L’importante è che la sera, magari per quell’unica cena, il profumo del tartufo fresco invada le stanze di casa. Nell’intimo sembra fosse un sincero estimatore di Giorgio La Pira, ma la vita lo ha condotto, forse perché vittima di troppa vanità, a calcare tracce lontanissime da quelle disegnate dal ” Santo sindaco fiorentino”.

E’ europeista – chi oggi ha l’ardire di non esserlo?- ma non troppo, parla di valori comunitari ma esalta la competizione; in una parola, è troppo contemporaneo e questo gli fa dimenticare sia il passato che il futuro. Forse per questo vuol stravolgere la costituzione, in fretta, perché gli sembra buona cosa cambiare. Ci sono forze, poteri, gruppi che da lui aspettano il cambiamento; ma quel cambiamento deve essere come vogliono loro. Non sono i cattivi, sono semplicemente i signori del mercato globale senza troppe regole. A queste persone i politici troppo attendisti, quelli che pensano in profondità, quelli che immaginano un mondo più umano, danno fastidio.

E il mondo dello spettacolo, fatto di apparenza, di prime pagine, di audience, di privilegi, di frasi ad effetto e non di noiosi ragionamenti, guarda al leader Renzi come ad un modello. Lui lo sa, e si serve di questo mondo, perché ne fa parte scientemente. Ad un faccia a faccia con lui, il premier, non servono raffinati ragionamenti,  o professoroni, serve padronanza di linguaggio e soprattutto giocare a specchio, cioè presentarsi come un altro Lui che spiazzi l’originale. Ma non esistono nell’attuale panorama politico statisti capaci di ergersi davanti al corso generale delle cose  mutandone la direzione, magari faticosamente, ma con una parvenza di pensiero originale, per questo, il mondo che conta è debole, in balia dei poteri finanziari e delle lobby globaliste.

Lavoro a basso costo, prodotti in serie, gusti comuni, disponibilità a rifondare la  propria carriera lavorativa in base alle esigenze sistemiche, libera circolazione dei capitali che tengono per il collo le politiche degli stati un tempo sovrani, impossibilità di immettere liquidità nel corpo dei singoli stati, costante indebitamento. Questi sono i problemi reali, il referendum ha come unico fine il concentrare il potere decisionale al servizio di quanto sopra.  A vincere saranno gli slogan più sofisticati, cioè i più commercialmente seducenti, sino a quando la crisi non affonderà i denti anche nella classe media europea imponendo una revisione radicale dei trattati, che sino ad oggi, Renzi, ha sempre rispettato. Penso sia in buona fede, ma solo, adulato dagli amici interessati, dileggiato se non insultato, dalla controparte politica. Forse, se perdesse consensi, se perdesse il referendum, rivelerebbe la sua parte migliore; la matrice lapiriana, e le radici profondamente cristiane del suo dna. Credo esista un altro Renzi, Vedremo.

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