Il razzismo delle pari opportunità

“Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia non si può violentare, probabilmente lui non conosce questa regola...” Intervenuta ad un convegno l’Avv. Carmen di Genio, facente parte della commissione pari opportunità di Salerno, se ne è uscita con questo colpo certamente non di Genio. 

La frase che vuol compiacere l’uditorio evidentemente composto da presunti tifosi del multiculturalismo è irrealistica per più di un motivo.

L’espressione “Pretendere che un africano”, è indice di disprezzo  perché accomuna tutti gli abitanti dell’africa quasi non esistessero culture e popoli diversi. Inoltre rivela un intento subdolamente giustificatorio rispetto ad un atto infame,  attribuito ad un livello culturale presunto inferiore.

Osservo inoltre che il non violentare non può essere assimilato ad un regola, che altro non è se non una forma rudimentale di legge; il non violentare dovrebbe appartenere alla percezione dell’altro come mio simile. Io non violento, non perché è vietato dalla legge ma perché riconosco nell’altro un fratello, un possibile me.

Inoltre questa superficialità non comprende o non vuole comprendere che in molti paesi ” africani” vigono leggi severissime nei confronti dei violentatori, per non parlare dei precetti religiosi.

Un’ultima osservazione, se volete banale; tutti questi giovani in età feconda, sono ragazzi con gli ormoni in rivolta che girano per le nostre città sollevando  un problema  un tempo “risolto dai bordelli”.

Anche questo è un aspetto, unitamente al lavoro assente, alla diversità delle culture di provenienza, alle violenze e alle diverse letture dell’Islam, che complica la convivenza nelle nostre città.

Non controllare i flussi è una scelleratezza frutto della malapolitica e del miserando livello culturale di buona parte dell’attuale classe dirigente.

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