Restituiamo la sovranità al popolo

Complimenti al governo di Madrid che arresta due attivisti indipendentisti.

Chiediamoci se lo stato esista per natura o non sia piuttosto una convenzione umana finalizzata a semplificare la vita delle persone. A sentire certi custodi della costituzione, lo stato parrebbe essere l’ultimo residuo di sacro rimasto in un mondo che tutto dissacra..

A detta di non pochi pensatori, Hobbes e “compari”dal settecento in poi, lo stato originerebbe da un patto, da una convenzione attraverso la quale i cittadini cedono sovranità. Questa idea, frutto del pessimismo che considera i singoli naturalmente egoisti, quando si estremizzi finisce per rendere i cittadini sempre meno sovrani e lo stato sempre più un’entità astratta e inviolabile.

A ben pensare sia lo stato etico di Hegel, sia lo stato frutto della convenzione, nata dal supposto egoismo umano, finiscono per vivere di vita propria. In entrambi i casi il cittadino non esiste più, diventando una funzione del tutto. Immensi apparati burocratici, consolidate posizioni di privilegio-potere, ideologie economiche, soffocano il diritto ad atodeterminarsi dei singoli uniti in società.

Per questo preferisco sempre pensare – con Aristotele e S. Tommaso- lo stato come il naturale prolungamento della socievolezza umana, in primis incarnata dalla famiglia, quindi dal villaggio, dalla città, dallo stato. Per ultimo lo stato come livello di coordinamento dei livelli inferiori.

Dal punto di vista della geografia politica  i confini degli stati sono convenzioni, si pensi alla tracciatura di stati fittizi in medio oriente dopo la caduta dell’impero ottomano ad uso e consumo di paesi come Inghilterra e Francia; si pensi all’infinito prodursi di conflitti inter-etnici dovuti al progetto colonialista.

Prima degli stati nazione esistono i popoli, con le loro religioni, i loro usi, le loro lingue, i loro profumi, i loro panorami, i loro cibi, la loro organizzazione socio politica. Tutto questo si chiama identità.

Gli stati sono entità vive, che nascono, si sviluppano e  muoiono. Quando uno stato muore, cioè si dissolve, generalmente è perché i cittadini non traggono da esso i benefici che si aspettano. Quali? Possibilità di lavorare e guadagnare, protezione rispetto a pericoli interni ed esterni, possibilità di accedere alla cultura, un buon sistema sanitario, conservazione e sviluppo della propria identità, anche attraverso il confronto con altre culture.

Quando l’aggregazione  statale non risponda a queste esigenze semplicemente perde in legittimità e l’espressione,  la sovranità appartiene al popolo non ha più alcun valore, se non in termini di nostalgia.

Se siamo attenti notiamo come quando fa comodo ai “padroni del mondo” le entità statali possano essere dissolte, si pensi alla vicenda Ucraina e a tutte le primavere arabe. Si pensi all’ex Iugoslavia. E non prendiamoci in giro sostenendo che l’occidente interviene per sostenere le democrazie e i diritti umani.

Questa mi sembra la grande schizofrenia, da una parte di difendo i confini statali contro i movimenti indipendentisti, che personalmente considero sintomo di un disagio, dall’altra si spogliano gli stati della possibilità di svolgere il proprio ruolo al servizio dei cittadini. E questo lo fa l’Europa a colpi di direttive in esecuzione di scellerati trattati.

A commentare il tutto ecco le sparate della signora Murgia, scrittrice, senza radici, che auspica un mondo senza identità.

Ma l’identità è la realtà, un uomo senza identità è un burattino e l’identità di un singolo si determina nel giro di 30 anni, mentre quella di un popolo matura lungo i secoli.

Mi chiedo, cosa hanno nella testa personaggi di questo tipo; il politicamente corretto è veramente la narcosi del pensiero.

E proprio il Pd che si dice erede della sinistra appare oggi il vessillifero dell’informe, del cangiante, del liberismo, del moralismo, del giovanilismo ostentato, della lontananza più estrema dalla carne del popolo, Tutto e il contrario di tutto, questo potrebbe essere il loro motto.

Questo non partito, ne di destra ne di sinistra, piuttosto mi appare come l’espressione di una mentalità flessibile, mutante, senza radici, di natura affine a quella del denaro. E ciò nonostante i molti attivisti capaci e in buona fede che agiscono dentro questo contenitore emozionale post-partitico.

Oggi abbiamo un estremo bisogno di identità nazionali, di radici, di lingua, di governo reale dei nostri territori, altrimenti il caos globalista e amorale ci divorerà.

Questo credo significhi in breve Sovranismo.

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