Amore, verità, speranza.

 

 

 

Morire per amore a vent’anni.

La testimonianza d’amore della Rosa Bianca

 

Ieri settantadue anni fa sono stati ghigliottinati tre ragazzi del gruppo anti hitleriano, la rosa bianca.

Oggi,  22  febbraio, il sole splende alto.

Ci sono ragazze che si  vedono brutte e si lasciano morire consumandosi lentamente. Ci sono giovani che attendono il fine settimana per bere e vagano di discoteca in discoteca alla ricerca di emozioni per poi.. E c’è   chi muore per amore, per abbandono o per mano di amante ferito.

Oggi però ti racconto di due ragazzi come te, due creature normali cresciute in un una bella famiglia tedesca. In quell’ambiente hanno imparato il valore delle cose, attraverso la lettura, la buona musica, le frequentazioni umane stimolanti per lo spirito e per il cuore. Anche loro sono morti per amore poco più che ventenni.

In casa loro i due ragazzi hanno respirato la fede come qualche cosa di naturale che si è intrecciato silenzioso alla loro vita, come una vitamina che assunta quotidianamente fortifichi l’essere, predisponendolo alle prove della vita. Si chiamavano Sophie e Hans Scholl e la storia li ricorda come i fondatori di un piccolo movimento anti hitleriano dal romantico nome: La rosa bianca.

La storia di questi ragazzi è un mistero di cui loro stessi furono eroici testimoni. Il mistero della libertà e della coscienza, il mistero della fede e del martirio, accolto per non negare la verità.

Hitler era un mostro, il regime nazista ne rappresentava la tentacolare, feroce, ubiqua presenza. La loro coscienza di ragazzi non poteva tacere. Così, davanti ad un esercito di spie, collusi, ruffiani e opportunisti; davanti al male e alla menzogna armate di una potenza indicibile, il senso morale di questi giovani levò “la bandiera bianca dei volantini”, come atto di una pacifica guerra. Semplici parole, inchiostro su carta bianca; idee, denunce che il regime temette più di un esercito nemico.

Tutto il bene, tutta il latte materno assimilato negli anni della fanciullezza, “tutte le vitamine cristiane” resero quei ragazzi sensibili e resistenti. Videro come la giustizia fosse ovunque violata, lo videro negli occhi dei loro amici, e lo gridarono esponendosi ad un altissimo rischio. Nessuno li aveva chiusi in una gabbia, ma i ragazzi non si sentivano liberi perchè vedevano che la verità era violata e con essa ogni libertà ed ogni dignità… Potevano stare zitti.. Potevano…Nella testa rimbalzavano le parole di Cristo, come un martello sonoro: “la verità vi farà liberi”. Solo la verità, una verità che in questo mondo finisce per collimare con la croce.

Viva la libertà gridò Hans prima di essere ghigliottinato. Ora ti chiedo, mio caro alunno; “ oggi, sessantacinque anni dopo, di che libertà parlava Hans?” Parlava forse delle libertà per cui oggi si intonano infinite rivendicazioni o parlava d’altro? La libertà testimoniata dai fratelli Scholl era di natura diversa, aveva a che vedere con la verità, con la giustizia.

Per loro essere liberi coincise con l’essere martiri; furono liberi perché scelsero ciò che era giusto rispetto a ciò che poteva essere conveniente.

Come siamo lontani dalle rivendicazioni di libertà così diffuse oggi. Molti ragazzi vogliono essere liberi da legami, da regole, da dogmi religiosi e morali, dal fiato su collo dei genitori, dal peso della promessa di una fedeltà che duri una vita. Per questo perdono la profondità e faticano a provare emozioni vere disperdendosi nel mondo di eccitazione fasulle, brividi senza storia.. Accade allora, che si buttino via perché annoiati e infelici. Hanno tutto e non hanno niente, sono liberi di credersi liberi, ma non sanno che farsene della libertà. Uno spazio senza orizzonte, una strada senza meta la puoi percorrere, ma solo pagando il prezzo dell’angoscia.

Oggi c’è pure chi rivendica la libertà di offendere dissacrando tutto attraverso una risata. Anche questo è un volto della libertà dei contemporanei.

Ma nella storia dei ragazzi della Rosa bianca è racchiuso il senso più profondo della parola libertà. Una parola che libera soltanto se posta al servizio della verità. Essa altrimenti, prima o poi genera violenza. Hans e Sophie, due ragazzi non due eroi, due cristiani che seppero salire sulla croce mentre davanti a loro potevano spalancarsi i prati verdi della vita. Irrisi, insultati, terrorizzati; ma alla fine, fermi e sereni, furono testimoni disarmati della forza del bene. Soli, davanti alla sola realtà che veramente conti, seppero testimoniare la fedeltà a Cristo che non a caso coincise con la fedeltà ad ogni essere umano proclamata attraverso la loro denuncia. Con loro, quel giorno fu ghigliottinato anche Christop Probst, padre di tre bambini, un altro del gruppo; lui, aveva chiesto il battesimo poche ore prima. Le sue ultime parole sono un inno da meditare: “ tra pochi minuti ci vedremo nell’eternità”. Grazie, siate da lassù forza e assistenza per i ragazzi di oggi, così smarriti e soli in un mondo pieno di cose e di credenti senza nerbo e speranza.

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