I due amori

 

 

I ponti di Madison County. I due amori.

Cos’è l’amore professore?

Tutti hanno diritto ad un figlio! Anche i singles!

In fondo basta l’amore.

Quando l’amore finisce, meglio lasciarsi, no?

Davanti allo spettacolo di egoismo, che non di rado oggi si esprime nelle mille rivendicazioni degli amanti, nel loro lasciarsi per un nonnulla, del loro esigere comunque e sempre la felicità, del pretendere un figlio al momento opportuno – ancora-, del loro evitare in tutti i modi il sacrificio in nome della sincerità e del puro sentimento, davanti a tutto questo, voglio raccontarvi di due persone, anzi di una donna, che ha saputo tenere unita la propria famiglia, nonostante tutto

Poche storie, pochi film, posseggono il potere di rappresentare l’amore con altrettanta ampiezza e profondità, senza alcuna concessione alla retorica e ai toni esplicitamente moralistici, quanto “I ponti di Madison County”.

Eppure questa storia -tratta da un esile libriccino “scritto per gli amici” da Robert James Waller- tocca il cuore e movimenta il cervello, depositando nella memoria di chi si lasci afferrare dalla trama e dalla vicenda dei due protagonisti, un sapore di nostalgia, di incompiutezza, ma pure di verità.

La storia è semplice e drammaticamente bella.

Una donna di origini italiane di nome Francesca vive con il marito e i due figli, maschio e femmina, in una fattoria perduta nelle campagne dell’Iowa. La loro è una vita che si ripete, fatta di giorni e giorni segnati dal senso del dovere, incarnato eminentemente da una madre che ha rinunciato a tutto per la famiglia. Ed ecco che questa trama senza sussulti conosce un imprevisto, un terremoto.

In occasione di una fiera il papà e i due figli si assentano per alcuni giorni. Durante quel lasso di tempo Francesca resta sola. Alla sua porta bussa Robert, un fotografo giramondo. L’incontro si trasforma in una storia d’amore impossibile, un breve idillio che dura quattro giorni. I due protagonisti di questa bella storia sono interpretati magistralmente da Maryl Streep e Clint Eastwood. Il loro è un amore risolutivo, l’amore della vita, la scoperta dell’anima gemella accaduta però nel momento sbagliato. Non ci sono scorciatoie, per Francesca non è possibile la fuga; la tentazione è forte, ma la tempra di questa donna di più. Lei è una madre responsabile che ama il marito e i due figli. Li ama di un amore diverso rispetto alla travolgente passione per quel fotografo; un amore fatto di storia, di gesti quotidiani, di piccole incomprensioni, di silenzi, di tenerezze inattese e di delusioni. L’amore dentro una famiglia, una forza che dilaga oltre gli amanti e abbraccia i figli, testimoni viventi dell’unione dei due sposi. Un amore che ha la potenza della ferialità costruita lungo gli anni e la forza di un equilibrio e di un rispetto che via via ha stemperato ogni passione; un amore che riposa sulla fiducia che il marito e i figli ripongono in modo assoluto in mamma. Tutto questo, seppur con dolore indicibile, relega la passione per Robert nel luogo segreto del cuore. Così, nella vita di Francesca vivranno, coabiteranno, due amori diversi, l’amore segreto e sacro, ma vissuto nell’intimo, e l’amore di tutti giorni, saturo di sacrificio e potente della forza dell’abitudine. Tenerissima al riguardo è la scena in cui Francesca assiste il marito morente, un uomo buono, onesto, senza particolari palpiti, un uomo che la ringrazia per le rinunce che lei -ex insegnante votata alla famiglia- ha fatto nel corso degli anni. Si tratta di un momento di amore che rifulge -nel cuore di noi spettatori- accanto al ricordo della passione per un uomo che Francesca, dopo quei quattro giorni, non vedrà più.

Belle le figure dei figli che fungono da narratori stupiti quando scoprono quella “vita nascosta” della loro mamma al momento della lettura del testamento e poi sfogliando i diari che Francesca ha scritto per non lasciare all’oscuro i figli di ciò che era stata la sua vita. Dapprima stupiti, perplessi, via via i “ragazzi” si sciolgono e comprendono la grandezza di mamma e la meravigliosa lezione sull’amore e sul sacrificio di cui è stata capace. “Ho dato tutta me stessa per la famiglia, ora lasciatemi dire ogni cosa; tutto. Lasciatemi raccontare di un amore grande la cui fiamma ardeva solo per me, un amore che ha reso possibile la mia vita di tutti i giorni e la tenerezza fedele che ho avuto per vostro padre”. Ecco, credo possiamo concludere così, interpretando Francesca liberamente con le nostre povere paro

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