Bella

Bella

Se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti. È questo l’incipit di un bel film, di una bella storia raccontata dalla “pellicola,” Bella.

Un buon modo per riflettere sull’aborto, sulle condizioni che generano una scelta, sulla donna, sul bisogno d’amore, sul potere della condivisione, sulla capacità di farsi carico dell’altrui paura, sugli equivoci, sul destino, sull’imprevedibilità della vita.

Se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti.

Il protagonista maschile si chiama Josè, un ex calciatore che mentre si reca a firmare un contratto milionario investe una bimba e la uccide. Al sogno di gloria ormai afferrato, al futuro in tinte rosa, alla disponibilità consistente di denaro, subentra la morte di un innocente, il dolore urlato di una madre, il carcere e l’abbandono di ogni fama per Josè.

Bastava un istante, un soffio, bastava quella bimba non sbucasse sulla strada, bastava Josè avesse tirato un calcio in più al pallone; bastava. Tutto poteva, tutto doveva essere diverso. Se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti.

La protagonista femminile si chiama Nina, presta la propria fatica nel ristorante dove Josè lavora dopo essere uscito dal carcere. Il ristorante è di suo fratello, Menny. Lui Josè è diventato un ottimo Chef; non gioca più al calcio, il dolore è stato troppo grande e lo ha cambiato nel profondo.

Le vite di Josè e Nina si incrociano. Lei è licenziata. Arriva sempre in ritardo, vomita; il capo non sa che Nina è incinta, pensa sia sempre sbronza, la giudica un’irresponsabile. Nel ristorante di Menny tutti si fanno il mazzo, lei no perché è una lavativa.

“Aspetto un figlio”, con queste parole Nina apre il proprio cuore a Josè. Lui si rende disponibile ad ascoltarla, la accompagna attraversando con lei quelle paure che la assalgono. Nina è sola non se la sente di accogliere un bambino, vuole abortire. 

Lui, l’ex calciatore, vede in quella donna una persona fragile e vede un figlio, un piccolo cuore che pulsa esposto al rischio della morte; non solo, vede una sfida. Da troppo tempo rivive nella memoria la perdita di quella ragazzina. In lui si agita il fantasma di quel giorno ormai lontano; la mattina in cui, per una distrazione, ha strappato al mondo una vita giovane.

Josè conosce il valore della vita, il valore di un figlio, perché conosce il sapore della morte. Lo ha incontrato nel momento dell’incidente, quel momento che ha distrutto la madre della bimba. Ma si può chiamare incidente senza sentirsi inadeguati la morte di una ragazzina felice?

Josè si sente colpevole, non importa se si è trattato di una distrazione.

Josè non giudica, porta Nina a conoscere i suoi genitori, una famiglia stupenda. A tavola con quella famiglia che la accoglie come una figlia Nina si sente parte di un calore, di un amore diffuso che non ha mai sperimentato. Non parlano del bambino, il bimbo è il grande assente. Nina vuole abortire, non si sente pronta, non ha nessuno, neppure un padre. Nina ha molte ragioni, non sa neppure occuparsi di sé stessa. Lo dice, lo ripete.

Josè rivive il suo dolore come specchiato in quel bimbo che non nascerà. 

Josè non giudica, condivide e rende partecipe Nina della propria vita, le trova un lavoro. Pensa soltanto che le cose possano cambiare, pensa che Nina dovrebbe essere meno pessimista, ma la comprende. Non è forse vero che Dio ride delle nostre previsioni, nel bene e nel male?

In tutta questa storia non c’è nulla di sentimentale, nessun corteggiamento, nessun secondo fine; sono belli entrambi, saremmo portati a pensare che sarebbe giusto cupido desse vita ad una storia d’amore, ma non è questo il focus della storia.

Non vi dico come finirà, vedete il film. Vedete, Bella.

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