Come si vince al Festival di San Remo

Perché il nazional popolare funziona sempre

È andata come doveva andare, come i Sanremologi più avveduti avevano profetizzato, hanno vinto i ragazzi del Volo. I critici e gli esperti di canzoni temevano questo epilogo e speravano vincesse Malika. Ma San Remo ha leggi proprie abbastanza prevedibili. Il pubblico adora il bel canto. E i tre ragazzi, già affermati a livello planetario, esprimono lo stereotipo della canzone italiana così come è concepita in giro per il mondo, quasi l’estensione della trilogia, spaghetti, pizza, mandolino, chiamasse necessariamente la lirica leggera, un prodotto che funziona.

Per battere questi ragazzi una canzone avrebbe dovuto possedere tre elementi. Orecchiabilità, impatto emotivo innestato su adeguati cambi di tono, poesia. Il tutto al servizio di una voce che pennellasse il “ quadro”. Nek aveva una buona voce, ma non aveva i cambi e l’intensità poetica, Malika aveva classe, voce, intensità, ma il suo brano non èra popolare, non aveva un ritornello.

Per battere i tre ragazzi ci voleva un artista completo in stato di grazia; avete sentito, la Favola mia, interpretata da un perfetto Panariello? Ospite che ha riportato la comicità nei margini del rispetto, ecco, un brano così cantato da Renato Zero, avrebbe vinto. Oppure avrebbe vinto L’uomo in Frak, con Modugno, o Battisti con Emozioni, Fossati con La Costruzione di un amore, Dalla con Futura, De Gregori con Rimmel, Umberto Tozzi con Gloria, Bertoli con Pescatore…. Vogliamo continuare? Ma forse neanche questo è vero, Mia Martini con Almeno tu nell’universo avrebbe dovuto trionfare e Vasco…e Zucchero…Ma… Il festival è anche questo, forse, oggi mancano i grandi artisti. Comunque i vincitori vanno rispettati, non hanno rubato nulla, hanno grandi voci, sono arrivati al Festival al momento giusto, con i giusti supporti mediatici, con un curriculum da vincitori in pectore. Un bravo a Carlo Conti. Al prossimo anno.

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