Cosa farà Mattarella?

Cosa farà Mattarella? Come potrà accordare una qualche credibilità ad un governo nascente tra forze che per anni si sono presentate come antitetiche? Quale credibilità può avere un movimento antisistema il cui capo indiscusso dichiara di aver parlato con Dio e il cui obiettivo ultimo sembra l’elezione di Prodi a capo dello stato? E questo a dire di Becchi, ideologo del Movimento, che con tono lapidario ha vaticinato la fine del Cinque stelle.

La Figura istituzionale del capo dello Stato in questi ultimi anni ha assunto un ruolo determinante nell’orientare programmi di governo e costituzione di maggioranze parlamentari, sempre gradite all’unione europea, s’intende. I mestieranti della politica lo sanno bene.

Il povero di Maio, appare imbarazzato e isolato, sacrificato dagli umori di Grillo.

Cosa sia il Cinque stelle oggi, sembra un mistero. Hanno quotidianamente offeso e giudicato il Pd, considerandolo un aggregato di interessi e corporazioni, nonché interprete scellerato delle idee neo liberiste.

Nonostante tutto questo la bramosia di poltrone sta dando vita ad un vergognoso coacervo di interessi altamente instabile con il fine di non andare al voto; perché i politicanti, già allontanati dalla volontà popolare dalle stanze dei bottoni, vedrebbero ulteriormente crescere lo spauracchio leghista.

Dovrebbe essere chiaro come il governo uscente non fosse gradito ai poteri forti ben rappresentati dai vertici dell’U.E. Oggi lo spread scende, clamoroso vero?

Basti quest’ultima osservazione per far comprendere come il cosiddetto governo sovranista e populista fosse visto come elemento di disturbo dai signori della finanza e dai lori accoliti dentro le istituzioni europee; quest’ultime non gradiscono la sovranità popolare, non gradiscono governi indisciplinati e ciò a prescindere dall’esito del voto.

Chi non è gradito a Bruxelles e ai mercati non può e non deve governare.

A questo livello credo vada collocato il ruolo di Conte. Quest’ultimo nel corso di un anno è diventato di fatto il garante dei poteri forti, assumendo un ruolo autonomo. Ciò lo ha portato ad abbandonare la funzione di garante e di punto di sintesi ed equilibrio, del patto Lega-Cinque stelle. Conte è di fatto diventato una sorta di primo “ministro tecnico”, senza casacca, disposto ad ogni alleanza pur di garantire gli equilibri europei.  L’elezione della Ursola von der Leyen sostenuta da Conte e dai 5 stelle sembra attestare tutto questo.

Con la vergognosa conseguenza che l’Italia manderà in Europa un rappresentante del Pd, sconfitto, in luogo di un Leghista, espressione del partito vincente.

Adesso assistiamo al disgusto espresso da Calenda e da Richetti, che si dissociano dal Pd e questo la dice lunga sul livello di mercimonio e di mercato delle vacche in atto.

Di Salvini che dire? Ha fatto male i conti; in una parola, ha sbagliato.

Per converso, Renzi ha vinto, tornando alla ribalta quando lo si dava per defunto. I gruppi parlamentari del Pd sono nelle sue mani, egli di fatto terrà in piedi l’eventuale nuovo governo con la prerogativa di scegliere il futuro capo dello stato. Renzi sarà il premier ombra e questo grazie alla sciagurata scelta di Salvini.

Certo, il leader fiorentino si tirerà fuori, mostrandosi con ciò responsabile e apparentemente disinteressato; egli e suoi uomini hanno già vinto, non hanno bisogno di esporsi, anzi, si terranno le mani libere per eventualmente dissociarsi al momento opportuno.

Ora stanno discutendo sulla spartizione delle poltrone, nessuna parola sui programmi; come può un governo presentare un programma dotato di senso elaborandone le linee essenziali in pochi giorni?

In altri paesi si impiegano mesi per elaborare programmi di coalizione.

Come può Mattarella dare fiducia ad un simile progetto?

Quale idea di politica estera? Quale idea di politica economica può unire queste due forze?

Il partito democratico si fregia di essere filo atlantista, ha accusato la Lega di aver leso la sovranità nazionale  avendo preso fondi dalla Russia -dimenticando, per altro, come il nostro paese abbia vissuto dal ‘45 in poi sotto tutela americana, inglese e francese raccogliendo fondi a destra e a sinistra e subendo reiterate e invasive intrusioni dai servizi segreti di detti paesi-. Altro che sovranità. Il Pd è sempre stato a dir poco servile verso le istituzioni europee dipingendo il sovranismo come una sorta di ritorno all’egoismo e al fascismo; ha contribuito alla precarizzazione dell’economia italiana, ha introdotto la vergognosa legge Fornero, ha sempre rifiutato l’idea di un mondo multipolare aperto a possibili nuove alleanze geo-politiche.

Godono giornalisti bislacchi per i complimenti di Trump a Conte, dimenticando che analogo augurio sia stato inviato a Bolsonaro.

Guardate le loro facce, sono tornati, sempre gli stessi. Vergogna. Il Cinque stelle non esiste più.  Per ora le riforme possibili, si interrompono e con esse la natura di un rapporto con L’U.E che ora ci vedrà, se le cose andranno come sembra, ancora e sempre sudditi.

Sul ruolo dei giornalisti, salvo eccezioni, sui loro desideri, sulla loro vergognosa partigianeria, stendo un pietoso velo. Sanno benissimo che la piazza voterebbe in massa il centrodestra; ecco allora sbandierato il pericolo Salvini, pericolo che in realtà è un giudizio che la stampa e gli avversari politici esprimono nei confronti del voto degli italiani, evidentemente ancora giudicati incapaci di intendere e di volere. Altro che democrazia. In Italia si vota solo quando la sinistra può vincere e la legge elettorale è ad essa gradita.  Ma attenti, perché prima o poi il giocattolo si rompe.

E pensare che il voto darebbe al paese una maggioranza stabile e definita.

Altro che problemi di legge di bilancio: senza risorse non serve a nulla, si raschia il barile. Infatti solo scelte forti -in deficit- solo una banca centrale europea prestatrice d’ultima istanza, solo il prestito diretto agli stati e non alle banche, hanno il potere di rilanciare l’economia.

Il governo di svolta e discontinuità si presenta. Guardate le loro facce e meditate.

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