Cosa ha visto Bernadette?

L’ultimo istante di Bernadette.

“Che giorno è oggi?”

“mercoledì, suor. Marie Bernarde.”

 “Domani è giovedì”.

Un sorriso mesto, ma pur sempre un sorriso, una piega sottile delle labbra esangui, un frammento di pace, come una luce improvvisa, tenue, simile al chiarore che precede l’alba attraverso un folto tendaggio, si diffuse sul volto di Bernadette. Giovedì undici febbraio 1858 la piccola Soubirous aveva visto “quella cosa bianca, Aquero, nel luogo dove pascolavano i maiali pubblici, Massabielle, la vecchia roccia. 

La sorellina di Bernadette l’aveva detto a mamma: “Bernadette ha visto la Vergine Maria”, “Non è vero! Non ho detto che era la Vergine.” La voce si era diffusa; l’avevano presa in giro l’avevano presa a schiaffi, trattata come una pazza, arrestata. 

Poi la Vergine diresse mirabilmente il suo piano e fece dell’illetterata Bernadette una sapiente testimone del cielo. Per diciotto volte si era mostrata, purificato gli spiriti scettici, in primis il parroco di Lourdes, in pochi anni aveva vinto ogni resistenza. Consumando l’opportuna rivincita nella terra della laicità sacralizzata era andata a riprendersi il posto che le spettava. 

Maria ci ha ricordato come il cielo, come Dio, siano il senso stesso della vita. 

Un mondo che dimentichi questo, che dimentichi il peccato, il cui prezzo è la morte, non può vivere a lungo. Questo ci ha detto Lourdes. 

Lourdes è così diventato quello che conosciamo; il luogo del dolore e della speranza, della malattia e della guarigione; il luogo dell’umano.

Lourdes ha confermato l’esperienza cattolica. “Dite ai preti di costruire una cappella”. “Io sono l’Immacolata Concezione”. “Non ti prometto di renderti felice in questa vita ma nell’altra.”

“Domani è giovedì, non la rivedrò più…non la rivedrò più”.

Bernadette negli ultimi attimi di una vita segnata da prove fisiche e psichiche indicibili ha nostalgia della terra, della grotta. “La grotta era il mio cielo, il mio paradiso, ma la grotta non è per me”ripeterà.

Cielo e terra in tensione perenne dentro questa vita esemplare lontana da ogni onore mondano, vicina al segreto che tutto contiene, lacrime e dolori, speranze e paure.

“Io ti amo…Io ti amo…” le ultime parole dalle labbra di suo corpo crocifisso. Buio e nostalgia, luce e gioia.  Era il sedici aprile 1879.  Da allora, quel corpo riesumato due volte si è conservato splendido e incorrotto. Cosa ha visto in quell’istante ultimo Bernadette?

Quello che vedremo tutti.

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