Cosa veramente cerchiamo?

La ricerca dell’assoluto

 

 

Il cuore di un’opera come il Faust di Goethe può essere identificato nella ricerca di un sapere assoluto realizzato attraverso una ricerca continua dentro un mondo popolato da alambicchi e provette. Oggi parleremmo di manipolazione genetica, chimere, crioconservazione, uteri artificiali, laboratori, diagrammi di flusso, modelli matematici. Sapere tutto, essere come Dio, a questo anelava Fuast; sulle cui orme troviamo il protagonista di un racconto di Balzaz.  Nell’orizzonte faustiano Dio è però ancora presente, la sfida umana è rivolta a Lui. Il nostro mondo invece pensa di aver vinto, di fatto relegando il Creatore al ruolo di una comparsa, di un sentimento, di uno stato d’animo. Il passo successivo, già in atto, consisterà nella liquidazione di ogni religione positiva portatrice di contenuti.

Il nuovo Dio dovrà perciò identificarsi con il sentimento di ciascuno, con il divenire di ciascuno; la stabilità della verità, dell’essere, che a fatica potevamo riconoscere nei principi cattolici ha ceduto il passo alla singolarità inconsistente di singole storie, tutte pervase dallo spirito del successo e dell’autoaffermazione. Storie che appariranno tanto più assurde quanto più l’uomo perderà la direzione verso cui muovere; in quanto disperso nella ricerca di una felicità piena, impossibile alle sole forze umane.

 

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