Credere non credere questo è il problema

 

Sulla stessa barca ondeggiante davanti al rischio del nulla

Ogni essere umano, purché sia consapevole è posto davanti ad una scelta. La nostra anima, la nostra presenza ragionevole nel mondo, prima o poi ci interroga e formula nel mare appena increspato dei nostri pensieri un semplice ed ultimativo quesito, un’onda anomala dalla quale dipende ogni possibilità futura. Per te Dio esiste o non esiste? È la domanda sul senso, sul perché siamo stati gettati nel mondo. In entrambi i casi, si risponda si o si risponda no alla domanda, sempre si compie un atto di fede. Rispondere; per me Dio esiste significa dire, “da oggi in poi spenderò ogni stilla delle mie energie per credere in Te”.

Rispondere; per me Dio non esiste significa dire, “ da oggi in poi mi impegno a non credere in te”. In entrambi i casi Dio è presente, o per essere cercato, incontrato e amato, o per essere fuggito, evitato, “ odiato”perché vissuto come una presenza inevitabile. La fede nell’esistenza di Dio si realizza insieme, ha bisogno di un ambiente, di testimoni, di riti. La fede nella non esistenza di Dio cerca anch’essa di darsi dei riti, di riconoscere dei profeti, di consegnare il mondo allo spazio apparentemente asettico della tecno scienza.

Ogni fede si nutre di speranza, l’uomo è speranza ed ogni passo che si compie, raggiunta la consapevolezza è una vittoria contro il pericolo del non senso. Chi non ha speranza non riconosce alcun valore, perché ogni valore è un passo dentro la speranza. La speranza è un cammino lungo il quale possiamo rintracciare le pietre miliari di alcune certezze, come chiodi che rendono meno faticosa l’ascesa verso la cima. Sono le vie tracciate da chi ci ha preceduto. Anche i veri non credenti hanno i loro dogmi; progresso, giustizia, uguaglianza…Si organizzano come un esercito con l’intento di combattere ogni fede senza rendersi conto che il nemico è comune, per chi crede e per chi non crede. E così hanno rivolto le spade contro se stessi. Tutti. Ne ho incontrati di uomini arrabbiati con la religione, ma così simili ai credenti, così affini al mio essere.
C’è uno scritto di Cormac McCarthy che parla di questo, del dialogo fra un credente ed un ateo, si intitola; Sunset Limited. Mi pare di poter dire che in fondo stiamo nella stessa barca, credenti e non. Ciò che non ammetto è l’ignavia cui il mondo spesso conduce i meno accorti e questo stato di cose è colpevolmente prodotto da una scuola che divora gli studenti, prospettando loro doveri di conoscenze da usare. In fondo non è difficile credere in Dio; basta crederci e lavorare ogni giorno nella speranza di incontrarlo; allora tutto cambia diventa semplice. I mistici hanno provato questo, l’incontro senza mediazione. Ma per arrivare lì, servono i chiodi umani dei nostri poveri riti, delle nostre leggi morali, delle parole scritte e meditate. Nel racconto di McCarthy, nella trama irrisolta dei dialoghi tra il credente felice e l’infelice non credente, fra la ragione astratta e la semplicità di un incontro che cambia la vita, quest’ultima, mi sembra la scelta più umana, spesso il non credente si rifugia nell’esperienza estetica o nello spazio angusto della ragione. Manca l’attesa, quello che Montale chiama, l’imprevisto, manca l’umiltà di riconoscersi bisognosi.

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