De Luca, la liberà, la Cirinnà.

Oggi la Stampa in un articolo di fondo di Cesare Marinetti titola: “ La libertà di dire le cose sbagliate”e questo con riferimento alla vicenda dello scrittore Erri De Luca, reo, secondo l’accusa, di aver “ istigato a delinquere” incitando il sabotaggio della Tav. De Luca è un poeta, uno scrittore e come tale spesso “ posseduto da un demone” che lo porta a valicare le regole del comune “ sopravvivere”, frutto di ipocrisie e compromessi. Personalmente possiamo dissentire dalle opinioni che un artista esprime, ma questo non ci autorizza a perseguirne le idee, per quanto possano essere balzane. L’articolista del noto quotidiano torinese invocando la libertà di ciascuno di dire anche cose sbagliate, passa poi, alla demolizione sistematica di De Luca riesumando il passato dello stesso. Io non ho mai amato Erri de Luca, non ne condivido molte idee, non credo inoltre che esistano ambiti della vita estranei alla morale, tanto più l’arte. Ogni cosa detta, tanto più ampia è la platea che ascolta, tanto più assume un valore pedagogico, a prescindere dalle intenzioni dell’oratore. Esiste infatti una responsabilità dell’uomo “ pubblico”, sia esso, politico, poeta, intrattenitore. Ma i casi in cui, un pronunciamento verbale, uno scritto, sono di danno alla collettività e ai singoli, sono di difficile decifrazione. Quanto De Luca ha detto è più nocivo per la collettività degli eventuali danni prodotti dalla Tav? Come possiamo affermarlo? Quali interessi, quali pressioni, quali arroganze si celano dietro la reazione durissima intrapresa contro “ l’opinione del De Luca”? E, per altro verso, perché si aggrediscono coloro che con la forza della pura ragione opinano sulla legittimità della legge Cirinnà, qualificandoli come omofobi? In questo caso realmente si persegue il reato di opinione. Insomma: due pesi e due misure. Non affermano “ i progressisti” d’ogni risma e contrada, il diritto di dire cose sbagliate?;questo diritto vale solo per alcuni?

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