Draghi e il ballo delle vecchie debuttanti.

 

 

 

 

Conte ha imparato in fretta. È bastata una notta e le ferite inferte dal “fuoco amico” sono miracolosamente guarite. Sarà che è un devoto di Padre Pio, un santo che notoriamente viveva notti insonni perché il demonio lo colpiva lasciandolo pieno di lividi che al mattino sparivano.

Male devono essere restati pure i giornalisti che già avevano celebrato il “funerale politico del premier con tutta la sua corte dei miracoli”.

Miracoli, appunto. La notte ha portato consiglio e così oggi Conte si è presentato alle telecamere come leader di una coalizione che ci ritroveremo alle prossime elezioni. Cinquestelle, Leu, Pd, più possibili frattaglie. L’italiano è notoriamente un pregevolissimo cuoco che sa allestire ottimi piatti con il pochissimo che la cucina della politica ci riserva oggi.

Un altro giro di valzer, il ballo non cambia, sempre terzinato, Un, due tre; le debuttanti, come logore e scafate ereditiere attendono sedute che il nuovo principe le inviti al ballo.

Conte è intelligente, ha imparato in fretta che i proclami ideali sono un ostacolo, la luce dei riflettori è piacevole, il tradimento si dimentica; basta avere pazienza.

Chi sosterrà Draghi? Con buona probabilità il Pd, i Cinquestelle, Leu, Forza Italia. Berlusconi è uomo di potere e per l’ennesima volta è “risorto”; in un mondo di pigmei le persone comuni si sentono giganti. Cosa farà Salvini dentro questo teatro pieno di maschere dove gli sfondi mutano in tempo reale, dove nulla è ciò che sembra? A quale presunta identità nazionale potrà rifarsi la Meloni quando annuncerà il proprio probabile no all’esecutivo nascente?

Tutta questo forse accade perché gli italiani sono un popolo senza memoria, un popolo senza “una fede”, un popolo di province che non sono mai diventate nazione, una miriade di dialetti e culture senza uno spirito comune, e a poco vale cantare l’inno nazionale prima di una partita di calcio. Gli Italiani si sentono tali solo nel momento del bisogno, del dramma, della disputa sportiva, poi ciascuno torna al campanile. Questo è un bene, questo è un male, siamo così; anarchici nello spirito, innamorati della famiglia più che della comunità. Il trasformismo è la nostra vocazione. Morte le ideologie resta la bottega e lo spirito di parte di chi difende un lacerto di privilegio. I politici sono l’espressione di tutto questo, figuranti che transitoriamente si godono notorietà e privilegi per il tempo che riescono a strappare mutando rapidi il cavaliere nella danza del potere e della forza. Le loro parole valgono il tempo in cui vengono pronunciate. Forse per questo, come argutamente osservò Montanelli: “Mentre i Francesi sono entrati in Europa da Francesi e i Tedeschi da Tedeschi, noi siamo entrati da europei”.

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