Draghi e la fine della politica.

 

Quanto sta accadendo in queste ore mi porta già a rimpiangere la figura di Conte ora soppiantato da Draghi; e pensare che la Chiesa Cattolica con un comunicato di questi minuti sembra esaltare la figura di Draghi, uomo stimato dal mondo che conta, con relativa apologia nei Tg. Vomitevoli i servizi di tg4, canale 5, rai 1, rai 3, la 7, Sky. Chi non vota “l’unto del Signore, la stella polare” è stigmatizzato come un appestato; ma peggio di tutti la Palombelli, anzi no, la Gruber è fuori classifica.

Volendo rappresentare in forma di schizzo il momento “politico” che stiamo vivendo vorrei partire da lontano. Quando nel 1891 Papa Leone XIII licenziò l’enciclica Rerum Novarum il mondo stava cambiando. Il conflitto fra capitale e lavoro andava inasprendosi, il marxismo e l’idea di un antagonismo irriducibile fra proprietari e salariati sembrava la via vincente, il cattolicesimo tentennava limitandosi a richiamare i datori di lavoro al loro ruolo di cristiani, quindi di uomini attenti al principio della carità. L’enciclica leonina, rispetto alle esortazioni morali tipiche del passato, rappresentò uno spartiacque, l’emergere di un nuovo paradigma.

La Chiesa di allora, pur dentro i confini di un tempo e di una consapevolezza che oggi diremmo datata, colse un punto essenziale, ovverosia che il mercato non poteva e doveva essere un valore assoluto; e persino laddove operai e datori di lavoro si fossero messi d’accordo sulla mercede, questo accordo doveva tener conto della “giustizia naturale.” Ma ecco le parole del pontefice: “(…) vi entra però sempre un elemento di giustizia naturale, anteriore e superiore alla libera volontà dei contraenti (…) se questi  (il lavoratore) costretto dalla necessità, o per timore di peggio, accetta patti più duri, i quali, perché imposti dal proprietario o dall’imprenditore, volere o non volere, debbono essere accettati, questo è subire una violenza contro la quale la giustizia protesta.”

Si dirà per tirarsi d’impaccio che questa accezione di giustizia sia intrisa di categorie tomistiche svincolate dalla concretezza, ma credo non sia questo il punto in questione. Qui si dice che il mercato deve riferirsi ad un “diritto naturale umano” che non può non essere rispettato. Non basta stipulare il patto; anche il disperato che si rivolge allo strozzino stipula un patto. Quante volte “i patti tra parti diseguali” vedono il debole accettare condizioni inique pur di sopravvivere?

In un altro passaggio il Papa osservava ulteriormente come spetti allo “(…) Stato la promozione di retribuzioni sufficienti a mantenere l’operaio e la sua famiglia in una tal quale agiatezza, consentendo la formazione di un piccolo risparmio che faciliti l’acquisto di qualche piccola proprietà… i vantaggi per tutto il corpo sociale saranno molteplici e duraturi.

Questo modello, filtrato dalle intuizioni keynesiane ha fatto dell’Italia un paese con tantissimi risparmiatori e proprietari di abitazione.

Se guardiamo al presente questi auspici sono del tutto venuti meno; al valore del piccolo risparmio conseguenza di una giusta retribuzione, subentra oggi l’idea dell’indebitamento privato e questo al servizio delle varie finanziarie che hanno inventato il credito al consumo accanto ad innumerevoli altre forme di finanziamento. Perché tutto questo potesse accadere era necessario sottrarre allo Stato il diritto di emettere moneta, prevedendo di pari passo che il debito pubblico fosse assunto dai privati investitori che investendo in titoli lucravano su interessi sempre più appetibili dando il via al lievitare del debito pubblico- separazione Banca d’Italia dal Tesoro-. Il risparmiatore in tal modo è stato trasformato in un consumatore e perché ciò accadesse si rese necessaria la “cultura del debito” inteso come un valore; quello stesso debito che oggi viene presentato come un male.

Ieri il presidente Mattarella ha liquidato i partiti in nome di una duplice emergenza, quella economica e quella sanitaria: è arrivato a sostenere che eventuali elezioni farebbero esplodere i contagi. Con ciò si è accreditato il titolo di uomo responsabile e saggio scaricando sui partiti l’eventuale “colpa” di non sostenere Draghi. Con questa abile mossa “la tecnica bancaria e macroeconomica imperante” hanno soppiantato ogni possibile dissenso, quasi le ricette che Draghi andrà a proporre debbano essere accolte come si trattasse di leggi appartenenti al mondo della fisica o della biologia. Se dovessimo essere operati per una grave patologia sceglieremmo il miglior chirurgo possibile e non ci sogneremmo di discutere la tecnica del suo intervento. Ma nel nostro caso si tratta di paradigmi macro economici, cioè di scelte umane opinabilissime, non di leggi scientifiche e questo Draghi lo sa benissimo. Allievo di Federico Caffè ne ha di fatto “tradito” la lezione sposando le tesi neo-liberiste. D’altra parte l’unico modo per far carriera dagli anni ottanta in poi consisteva nel cedere alle sirene del paradigma economico liberista.

I giornalisti gongolano, sono “tutti” felici, finalmente è arrivato il tecnico in grado di risolvere i nostri problemi. Sconcertante, ma hanno mai letto un libro? In che mondo vivono? Come possono pensare che Draghi sia diverso da Monti?

I modelli neo liberisti si fondano sull’economia dei disastri trasformando le situazioni di emergenza in opportunità per operare riforme altrimenti impossibili in “tempi di pace”.

Draghi è un ottimo tecnico che gode di ampia stima nei palazzi del potere ma non per questo “le sue ricette”, espressione di quel potere finanziario che ha generato la crisi, debbono essere proposte come verità di fede immuni da discussione; persino i dogmi cattolici sono il frutto di ampie articolate controversie; come minimo quindi vorremmo Draghi non godesse di un’immunità rispetto al dibattito pubblico garantita dall’alto -Mattarella- in ragione delle proprie competenze tecniche e del pressante appello a fare presto.

La stampa, asservita a molteplici potentati economici è purtroppo quasi integralmente silente, o meglio, schierata ad intonare i peana, le virtù e il curriculum di “San Draghi”. Questa storia ci ricorda assai da vicino la funesta vicenda Monti. L’uomo che accrebbe il debito pubblico pur tagliando i diritti dei lavoratori.

Sul fronte della pandemia assistiamo al tentativo di sospendere a tempo indefinito la democrazia in nome delle possibili varianti del virus. La strada per un “governo tecnico e sanitario” immune dalle ingerenze della politica è aperta.

Per carità, la nostra classe politica appare inadeguata ma quello che ci attende temo sia la celebrazione di un potere anonimo chiamato a portare a termine (sterminare) le riforme imposte da Bruxelles. Dalla padella nella brace, altro che feste di popolo; la festa la celebra solo il main  stream, mi riferisco a gente come la De Romanis; “il mondo ha fiducia in Draghi”sic.

Ovviamente dalla futura combriccola di super tecnici e plaudenti giornalisti dalla lingua pendula il Recovery viene presentato come una generosa elargizione a costo zero, quando in realtà l’economia fondata sul debito e sulla moneta debito prospera grazie a questi “stratagemmi” che nessuno discute. Siamo lontanissimi dal modello keynesiano e dalle parole di Leone XIII, ma pure da scritti come la Centesimus anno, la Sollecitudo rei socialis, la Caritas in veritateme l’ultima Fratelli tutti.

Draghi al meeting di Rimini propose una duplice ricetta: investimento sul mondo della formazione e della scuola e riduzione del debito che graverebbe sulle spalle dei giovani e che da essi dovrà essere nei tempi opportuni onorato.

Il primo punto parte dall’idea che ricchezza e occupazione siano conseguenza della formazione, quasi che il frequentare masters e il conoscere le lingue aumentasse i posti di lavoro. Le cose non stanno così, questo classico esempio funziona sempre bene: se le ossa per cani sono 98 e i cani son 100 a nulla vale addestrarli, renderli più veloci, cinici, rapaci; due di loro resteranno sempre senza osso. Se al posto dei cani sostituiamo i nostri giovani e al posto delle ossa l’accesso all’università con numero chiuso o i posti di lavoro, si ottiene il risultato duplice di renderli responsabili del loro destino colpevolizzandoli in caso di insuccesso. Vi siete mai chiesti quanti ragazzi oggi sovraccaricati di aspettative frequentano gli studi degli psichiatri e assumono psicofarmaci?

Sul secondo punto voglio far notare delle banalità; in primis che il bilancio di uno stato non è il bilancio di una famiglia; secondo, che tutte le economie evolute si fondano sul debito che è sempre garantito, laddove esista un’economia florida o dove vi sia una moneta sovrana. Questa moneta sovrana, oggi, dovrebbe essere l’euro, garantito da una Bce che dovrebbe essere prestatrice di ultima istanza; cioè dovrebbe garantire la sostenibilità del debito. Ma così non è per i motivi che in questa sede non posso approfondire. Un discorso ulteriore meriterebbe la questione della proprietà della moneta e della sua “privatizzazione”.

Sul piano politico, per ora, stravince Renzi il cui unico interesse era quello di garantire “certi poteri” e di salvare il proprio destino politico.

Il cinque stelle imploderà con le proprie anime anti europeiste, il centro destra dovrà far i conti con le proprie anime; quelle filo europeiste e quelle no. Il Pd continuerà a cercare la propria identità. Quanti sono oggi i personaggi in cerca d’autore? Il “vaccino Draghi” sarà sufficiente a scongiurare il collasso del paese? Io credo che si stia solo rimandando il momento della verità. Quanto è lontana la dottrina economica di matrice cristiana.

 

 

 

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