È arrivato Godot.

È arrivato Godot, un ricordo di Claudio Lolli.

È notte, scendo in macchina verso Trento, la radio, buona compagna di viaggio annuncia la morte di Claudio Lolli. Smanetto su spotify, lo trovo e comincio a farmi cullare dalle canzoni. Ho visto anche degli zingari felici, Borghesia, Prima comunione, Michelle, Angoscia Metropolitana, Aspettando Godot, una vita narrata in tre minuti. Eravamo diversi, politicamente lontani, ma questo cantante mi ha sempre sedotto per la sua onestà e sincerità.

Quasi in sordina, con lo stile che fu suo voglio ricordare Claudio Lolli. I giovani di oggi storditi dalla sbornia della musica di facile fruizione, dai tatuaggi e dai denti imbrillantati, dai tempi veloci e ripetuti, certo farebbero fatica a farsi sedurre dalla malinconia della musica e dei versi di Claudio Lolli.

È morto, non troppo giovane, non vecchio. Aveva oramai un viso smorto, un po’ cadente, aureolato da radi capelli bianchi e lunghi e da una povera barba trascurata. I giornali e le tv, in questi giorni di esodi agostani ne hanno dato rapida notizia, forse accaldati, forse annoiati; listati a lutto per la tragedia di Genova. I social lo hanno ricordato ancor meno.

Aveva una voce calda, dolente, fraseggiava i suoi pezzi come poesie sospese a delle note.

Fu sobrio e coerente, essenziale e disincantato Claudio Lolli; cantautore di denuncia, antiborghese e stralunato, ossessionato dal tempo e dal senso delle cose che spesso gli sfuggiva; come capita un po’ a tutti con il passare degli anni. Solo che in lui, questo sfiorire della vita fu anticipato sin da giovane, sarebbe altrimenti inspiegabile una canzone come Aspettando Godot, vero e proprio manifesto di una vita che si illude, perennemente insoddisfatta, in attesa di una svolta che mai arriva. Come per il Giovanni Drogo del Deserto dei tartari, di buzzatiana memoria.

Forse per questo si innamorò, come molti altri, della possibilità di una rivoluzione che in breve svanì. E fu in buona e nutrita compagnia diventando il reduce di un mondo perduto. A differenza di altri autori ed intellettuali non scese a compromessi con il mondo che sempre aveva criticato.  Allora sparì ed il suo canto restò come un mesto refrain ad evocare il tempo della generazione che credette nella rivoluzione.

Oggi questa parola sembra impossibile, il realismo tardocapitalista e finanziario ha eroso ogni speranza. Restano le piccole cose, l’individualismo sfrenato, mentre il cielo, cui Lolli guardò stupito  e arrabbiato, sembra sempre più vuoto.

“Ho cominciato ha ridere forte proprio andando incontro alla morte,” suona così la chiusa del brano Aspettando Godot. Voglio pensare che per tutti noi, per lui, per la bella poesia che ci ha regalato, per il suo ruolo di bravo insegnante di liceo, per tutti gli illusi e i poeti, per i morti innocenti di tutti i giorni, Godot abbia un volto e tutto il tempo speso sia valso a regalarci un perenne sorriso.

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