Esiste una poetessa.

Esiste una poetessa, la immagino un donna esile, quasi diafana. Ne conosco soltanto la voce, una sorta di filo sottilissimo, un fiato capace di ricamare arabeschi straordinari; ha un nome anch’esso ricco di evocazioni, Chandra Livia Candriani. Quando l’ho sentita parlare sono rimasto estasiato e mi son detto: “allora i poeti esistono ancora”, non riposano “ inutili” nella biblioteca immaginaria e nostalgica di un tempo remoto. Una voce come un sussurro, l’equilibrismo di chi schiude per un attimo una finestra sul mistero della vita. Una parola così vera, così forte e priva di ogni retorica, che proprio per questo risulta scomoda. Quando il poeta balbetta un verso che “ tocca il mondo”, cioè il cuore del nostro essere, dentro resta come una palude fertile di vita. Lo stagno del nostro vivere ha un sussulto, perché una parola “ vera” ci salva la vita liberandoci dall’infinito banalissimo vociare; dotto, banale, ma sempre chiacchiera. E Dio sa quanto bisogno avremmo di parole parlanti oggi, nel tempo della babele e del grido. Ecco un assaggio di questa “poesia”.

L’universo non ha un centro
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

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