Gli stregoni della morte

Voi siete gli stregoni della morte, la amate. Forse Alfie morirà di morte “naturale”, ma voi siete e sarete i sacerdoti della morte, travestiti da pietosi figuranti.

Alfie era un piccolo vivissimo abitante di questo nostro poco fatato pianeta. Alfie è ancora una soffio di tenerezza negli occhi nostri smarriti.  Non era figlio di principi regnanti, ma abitava nel castello del loro amore.

Alfie ha il nome di un folletto nascosto in qualche foresta Inglese. Alfie avrebbe dovuto aver per amico Robin Hood, non gli alchimisti della qualità della vita. Loro, hanno circondato la stanza con un esercito di poliziotti.

Il condannato a morte potrebbe fuggire. Gli uomini di Robin potrebbero uscire dal bosco con le loro faretre colme di frecce pietose.

Di cosa avete paura? Della vita? Temo di si; voi odiate la vita. Con i vostri apparati tecnici volete soggiogarla.

Il bosco è popolato da una razza indifferente, un popolo concentrato sul proprio ombelico. È un popolo distratto che si dipinge gli occhi, che mescola maschile e femminile, che adora l’artificiale, che odia la natura, che danza nella notte. Che vuol controllare i pensieri, che non conosce confini. Un popolo che ama l’indistinto.

Ci sono i filosofi, i bioeticisti che devono compiacere il potere e usano l’intelligenza per questo; per compiacere.

Alfie ha due teneri genitori che gli stanno accanto. Lui dorme, come il  “bello addormentato,  come un orsacchiotto uscito da Toys, di notte; naturalmente.

E attendeva Alfie; sperava  uscissero da Sherwood i paladini del bene.

Bastava a quel padre e a quella madre, soltanto questo. Bastava loro quella presenza quieta, il cenno di un dito capace di evocare come una magica bacchetta, la fine dell’incantesimo.

Forti e senza diritti i genitori del piccolo addormentato sono corsi a Roma a cercare la carezza del Papa. Lassù, oltremanica, la commissione dei massimi esperti, della massima autorità espertissima sul diritto alla vita, aveva deciso. Deve morire. Soffre. Deve morire, come un cavallo caduto. Soffre!

E mamma e papà? Non sapevano che facevano soffrire il loro figlio? E mamma e papà erano talmente storditi dall’amore tanto da non volere il meglio per l’elfo Alfie?

Il Bambin Gesù lo avrebbe accolto, ma non in cielo. A Roma, tutto era pronto, bastava non si soffiasse sulla timida fiamma.

Sono aguzzini quei medici? Perché lo avrebbero accolto? Per loro non soffriva?  Perché è stato impedito ad un padre ed una madre di lottare, di perdersi nella speranza e di accogliere la proposta d’amore italiana? Quale potere può sottrarre un figlio adorato alla cura dei genitori?

Guardate come dorme sereno il piccolo Alfie. Non alza la voce, non piange è questo il problema.

Non può alzare la voce e nessuno, dicono, può farlo al suo posto. Loro si, loro possono; non sono coinvolti. Ma questo non è un esperimento scientifico. Qui il cuore dev’essere il protagonista, non la testa; è troppo piccola.

Quale pietra d’anima, osa togliere la speranza? Fosse pure una folle speranza.

La verità è un’altra, Alfie deve essere un esempio, l’ennesimo. “Sulla vita decidiamo noi. Chi deve vivere, chi deve morire, quando, come; decidiamo noi!” Urlano i “sapienti”.

Della vita, del diritto a vivere o decide Dio o decide la morte. Se Dio non esiste, come pensano in fondo lor signori, decide la morte.

Voi non decidete nulla. Credete di decidere! Voi, Gesù lo avreste tolto dalla croce e trafitto con una spada per evitargli il dolore. Non potete capire. Senza Dio non si capisce nulla anche se dite di Credere. Nulla.

La cura e l’amore, costano. L’ideologia della qualità della vita, parla inglese. Non sanno cosa sia il sacrificio, non possono capirlo. Imbevuti di razionalismo irrazionale, di materialismo, di scientismo, sono diventati ciechi. E poi, non hanno mai creduto nei miracoli; credono nella forza, nell’utile, nel risparmio.

Se Alfie fosse stato figlio di un principe regnante, l’ignobile congrega che lo ha condannato, ben difesa dietro l’argine delle commissioni d’esperti, sarebbe stata assalita dai dubbi.

Ma questi, non sanno riconoscere una lacrima, soprattutto se zampilla dagli occhi di chi non ha potere.

Ma noi crediamo nei miracoli e nella giustizia. Sarà perfetta, sarà, se necessario inflessibile. Chiunque offende l’innocenza, la violenta, la uccide; meglio per lui sarebbe non essere nato. Adesso si attende.

facebooktwittergoogle_plusredditlinkedinmail

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *