I diritto di dire mamma e papà

 

 

Si fa diffusa l’usanza di rendere neutro ciò che non lo è, con la scusa di nascondere per non ferire, per non turbare si altera l’ordine dell’essere. Si teme più la verità esigente del bene che non la ferita inferta dal male. Ma è solo quella a lasciare un segno. I giovani sono investiti da immagini di violenza e depravazione spacciati per arte e necessaria trasgressione, sono feriti nel loro diritto fondamentale; quello di avere un padre e una madre.

Oggi mia figlio ha chiesto di fare la lotta, così ci siamo rincorsi lungo i corridoi. Poi, ecco i salti sul letto; lui che vuole immobilizzarmi, io che lo assecondo e fingo per un attimo di essere sconfitto. Ma è solo un espediente; improvviso inarco la schiena e con la forza di un’onda anomala lo sospingo in alto; lui, urlando di gioia ricade sul lettone e la disputa continua. Allora lo afferro per le gambe, lui si dibatte, torcendosi veloce come un acerbo gattino, di nuovo mi “ atterra”; “hai vinto” grido. Poi, il castello, i soldatini, le costruzioni, la partita a pallone nel piccolo rettangolo verde del nostro minuscolo giardino. Giochi, segreti, sguardi di intesa, un mondo dal quale la madre sembra esclusa. Solo che la sera, quando il silenzio cala e il buio avvolge ogni cosa sollevando il “ coperchio” dell’anima, le paure di sempre escono dalla scatola dei giochi giornalieri. Allora il piccolo vuole la mamma, attende il suo bacio caldo e avvolgente come l’innamorato l’amata; e se quel saluto tarda, se quella carezza indugia troppo perché presa da qualche dovere improvviso; quanto “dolore”. Ma la mamma arriva sempre. Allora, solo allora, il piccolo si concede al sonno.

Mia figlia, non ama giocare alla guerra, “ quello è un gioco da maschi” dice. Per lei, il mondo è diviso a metà, due porzioni perfette, bellissime, complementari, come tutti i colori della natura; ne avete mai visto uno fuori posto? Ci sono l’azzurro e il rosa, le divise di due mondi diversi e misteriosi. Ci sono i film per femmine e quelli per maschi, le bambole e i fucili giocattolo; però ci sono anche i territori comuni, i lego, il memory e molto altro. Da sempre esistono ruoli che nessuno ha stabilito, che tracciano confini necessari, che “ difendono la meraviglia della diversità”. Proteggere ed essere protetti. Mia figlia, la sera, a volte costringe la mamma a sedersi sul divano perché vuole truccarla e pettinarla. Assisto estasiato a questo rito, la bambina si esalta “tinteggiando” il volto di una mamma arresa a quelle manine, che creano poi, trecce misteriose; ammirate e invidiate da noi maschi “guerrieri”.Anche la bimba che gioca a fare la donna, che sogna a voce alta un principe, che si guarda allo specchio allungando il collo, che ruota su se stessa come una ballerina indossando una gonna troppo larga, che si tinge di rosso le labbra da sembrare un pagliaccio in un circo; anche lei, a volte, cerca il “ rifugio” di papà. Come in una fortezza si accomoda fra le mie braccia e ascolta una storia o semplicemente si “ accontenta di restare lì”nell’universo rassicurante del “ cuore paterno”. Questo è un frammento dell’essere genitori, questo è il sentirsi figli specchiandosi in occhi diversi ma necessari l’uno all’altro. Come la notte e il giorno, come la veglia e il riposo, come il silenzio e la parola. A questo ogni bambino ha diritto, di dire mamma e papà.

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