I nuovi pulpiti

Anche se non ne siete convinti, anche se frequentate settimanalmente od occasionalmente una parrocchia, credetemi; gli Dei si sono ritirati.

Holderlin, il poeta, ha cantato il loro sparire, il loro rifugiarsi negli spazi siderali, il loro tornare ad essere delle divinità oziose e distratte, come millenni fa.

L’uomo ha cessato di essere il custode del divino; con Heidegger, diremmo, il pastore dell’Essere.

Quella fuga di Dio, avvertita e cantata fu solo l’inizio; da quel principio che il romanticismo “prese a pretesto” per esorcizzare il terribile senso di vuoto, ebbe l’abbrivio la sete di assoluto e di infinito.

Quel processo altrimenti detto secolarizzazione non ha conosciuto tregua, inesorabile ha esteso i propri tentacoli.

Solo che oggi il disincanto del mondo appare più il prodotto della forza mercificante e materialista che pervade la realtà di questo occidente sazio e disperato, che non il riflesso di una corrente di idee.

Quando esistano concetti, principi, visioni del mondo, essi passano in modo subdolo, leggero, ovvio, attraverso il medium televisivo.

Le serie televisive che plasmano lo spirito del globo, i blogger, i cantanti, i social in genere, danno luogo ad un apparente spazio di libertà.

In realtà nulla è più conformante, contrario alla fantasia e allo spirito di iniziativa autonoma della melassa romantica, emotiva, estetizzante, travasata nelle nostre vite dalla programmazione televisiva, dal conformismo dei blogger, dall’apparente forza critica dei cantanti arrabbiati. Tutto non è che businnes, prodotto, merce.

Ma nonostante questa amara constatazione, resistono riverberi di religione, frammenti di sacro imprevisti; non nei luoghi deputati allo spirito, tutt’altro.

Quando una conduttrice televisiva assai nota ricorda un amico scomparso, rivolgendo al cielo gli occhi, accompagnando il gesto con un melanconico sorriso prontamente colto dalle telecamere e fatto rimbalzare in milioni di occhi casalinghi. Quando questo accada, il gesto assume immediatamente un potere di persuasione che per un attimo restituisce a milioni di spettatori l’idea che il cielo sia ancora popolato dagli Dei.

È un fatto puramente emotivo, rafforzato dalla bellezza della conduttrice; un’esperienza estetica, dunque. Un rito profano che spalanca con forza inattesa ma certa, un fronte di speranza.

Se poi il tutto è accompagnato da un ricordo o persino da un richiamo all’aldilà, allora, per un attimo, Dio sembra tornare. Non importa di quale Dio si tratti, ciascun spettatore può immaginare quelle che più gli aggrada.  Purtroppo si tratta di un attimo.

Mentre le chiese e i loro rituali si riempiono di teste grigie, mentre i fine settimana brulicano di viaggiatori a caccia di  esperienze meramente profane, mentre diete e cura del corpo, ossessione della salute e prevenzioni varie, esaltano l’anima terreste, mentre i preti stessi cedono alla logica di questo mondo evitando di parlare del paradiso e dell’inferno per non urtare la sensibilità dei più; il gesto di un personaggio pubblico ha più forza di ogni celebrazione nell’evocare Dio, secondo le modalità classiche.

Le cattedrali mediatiche sono il luogo dell’opinione e dell’emozione, nessuna riflessione strutturata ha senso tra le luci e le comode poltrone degli studi televisivi.

Forse, volendo essere ottimisti, scrutando i segni dei tempi è a partire da lì che potremmo immaginare una nuova evangelizzazione. Dal bisogno manifesto di senso che urla incessantemente attraverso storie disastrate, amori finiti, improvvise perdite, fortune e gioie inattese.

I nuovi pulpiti hanno abbandonato le chiese esattamente come gli Dei in esilio da questo mondo hanno abbandonato la terra.

Partiamo da qui, dal nostro essere solo terra, dall’orrore che questa consapevolezza suscita e forse tornerà il coraggio di guardare in alto. Allora, solo allora, gli “Dei” torneranno.

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