Il Cinque stelle ha vinto perchè non ama il Poker.

L’onda emotiva dei penta stellati ha travolto il sud del paese.

Forse aveva ragione Guido Piovene quando a proposito di Napoli, citando il direttore della rivista Nord e Sud, Francesco Compagna, osservava: “pensando al sud in genere, speriamo si adatti al sistema occidentale, nelle sue idee e nei suoi costumi. Perciò è necessario combattere l’idea di una civiltà del sud da lasciare incontaminata, una entità ondeggiante fra il mistico, il mitico e il magico, un venerabile miscuglio di anacronismi e di stranezze”.

Che il sud oggi presenti ancora buona parte di questi caratteri mi pare indubbio, ma perché perderli, sono meravigliosi ed unici.  Non sono altrettanto sicuro il nostro meridione debba normalizzarsi e diventare occidentale, se per occidentale intendiamo il mostro neoliberista che vuol fare di ogni centimetro di terra e di ogni spazio umano un investimento ad alta redditività.Il Sud ha votato contro e ha scelto di sperare. Il movimento cinque stelle è in questo momento un cuore pulsante colmo di speranza e futuro.

 Decenni di malgoverno e politicanti indegni hanno fatto scempio di tutto. Il metodo che il movimento ha scelto per affrontare l’attuale fase politica è radicalmente innovativo.

Forse l’idea di partito politico e di rappresentanza che sino ad oggi è prevalso in occidente è sul viale del tramonto.

E poi, i penta stellati non amano il poker.

Questo gioco prevede ovviamente le carte dell’avversario non siano conosciute, inoltre ad esso è funzionale il bluff. La politica sino ad oggi ha vissuto fidando in questo, con tutti i non detti, i messaggi trasversali, i bizantinismi, le convergenze parallele e via discorrendo.

In tutto questo chi gioca a carte scoperte spiazza l’avversario. Tutta la politica italiana ha vissuto con il tacito assenso che esistessero luoghi interdetti al normale cittadino elettore.

Per giocare a carte scoperte è necessario fare della politica un momento della propria vita con un termine definito preventivamente.

Venticinque anni fa proposi alla Democrazia Cristiana trentina il tassativo e non prorogabile duplice mandato; poi, a casa, senza alcun paracadute in qualche consiglio di amministrazione. Facevo parte di una commissione deputata a dettare le regole morali del partito. La cosa passo totalmente inascoltata.

Giocare a carte scoperte significa demolire gli apparati di potere che prosperano attorno alle carriere infinite dei maggiorenti di tutti i partiti. Casini docet, è ancora lì.

Questo sguardo diretto e apparentemente disinteressato ha portato il cinque stelle al trionfo. Chiediamoci: è possibile un modo nuovo di fare politica?

 La sinistra si è suicidata in un duplice modo: innanzitutto abbandonando il nuovo proletariato al proprio destino inseguendo battaglie di secondo livello; vedi presunti diritti di presunti discriminati. Inoltre con la scelta euroinomane, mi perdoni Fusaro se utilizzo un suo felice neologismo, ha di fatto reso impraticabili tutte le politiche volte ad incrementare lo stato sociale.

Se un’identità di sinistra potrà ancora esistere-ed io ne dubito-non potrà avere che l’aspetto che di un faccia a faccia con i poteri forti che hanno trasformato l’Europa in un territorio spogliato di ogni identità, preda della finanza e dell’industria transnazionale apolide.

Ho sentito uno degli ideologi del cinque stelle, una mente raffinata, il prof. Marco Guzzi, che ha prospettato un’idea di politica totalmente innovativa. Forse dobbiamo fare uno sforzo, ma sembra che oggi l’ideologia abbia ceduto il posto ai problemi.

È sui problemi e su come risolverli che il movimento chiama a raccolta i singoli proponendo un’idea di politica post ideologica. Molti giovani la pensano già così. Non è che magari hanno ragione? Il futuro è tutto da costruire, ma certo, l’imperio dei partiti sembra conoscere un’eclissi terribile. Questo forse è un bene, ci libereremo dei politici di professione, di una casta di privilegiati, rendendo il tutto più trasparente.

Ma il futuro presenterà sfide antropologiche mai viste; non si tratterà soltanto di risolvere problemi e di ridurre la corruzione, si tratterà di definire il tipo di società che vogliamo costruire e soprattutto se saremo disposti a difendere la natura umana dalle mille bramosie che la vogliono soltanto un prodotto evolutivo delle scelte operate dagli esperti.  Su questo punto, per ora, l’idea cinque stelle mi sembra molto debole.

Il centro destra cosa farà, l’ala animata da Salvini ha si raccolto il consenso anti immigrazionista e la forte critica alle politiche europeiste, in ciò rivelando un’affinità di stile più che di contenuti con il cinque stelle. Ma il successo di Salvini  deriva anche da non poche  sintonie con ciò che ho chiamato, gioco a carte scoperte.

Per quanto riguarda il resto del centro destra, anch’esso dovrà cambiare profondamente ed imparare dagli ideologi grillini il senso della nuova politica.

In primis rinunciando alla logora presenza Berlusconiana, assurta ad ex voto, buono per tutte le stagioni. Secondariamente dando fondo a quei principi che sono patrimonio di ogni uomo: radicamento, identità, valore del merito, gerarichie, attenzione alla comunità locale e nazionale contro le utopie mondialiste.  E qui c’è ampio spazio per l’ottima Meloni e il suo partito.

Temi questi per ora deboli nell’orbita grillina. Chi demonizza i grillini non ha capito nulla. Può darsi il vecchio reagirà e soffocherà il nuovo, ma intanto così stanno le cose.

Come vedete il futuro della sinistra, per quanto questo termine significhi ancora qualche cosa appare pericolante.

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