Il Natale è attesa.

 

 

 

 

Questo è il tempo del Natale, un tempo che è attesa e speranza. Il credente lo sa, il non credente aperto al mistero lo intuisce. L’ateo militante soppora a fatica l’idea che Dio sia dentro il tempo, che Dio si sia incarnato in Gesù di Nazaret. L’attesa è un sentimento misterioso, eppure da quando esiste il tempo, tutto è attesa. In inverno la natura attende i primi tepori per risvegliarsi alla “vita attiva”, l’innamorato attende lo sguardo dell’amata, lo studente più prosaicamente il tempo delle vacanze. Il malato attende un responso che gli restituisca speranza e il contadino scruta il cielo in attesa di un tempo benigno per il suo raccolto. La sposa attende che il figlio fiorito nello scrigno del suo corpo veda la luce del mondo, sano e felice. L’uomo attende un lavoro, come la guerra attende la pace. E poi, c’è l’attesa di una festa vicina, di un regalo, di un incontro che ci cambi la vita. L’attesa magistralmente narrata da Dino Buzzati in tante sue opere, l’attesa di Giovanni Drogo, il protagonista del Deserto dei Tartari, un’attesa che dura una vita e che si risolve in un sorriso prima di morire. Cosa ha visto Giovanni dalla finestra, quale figura si è materializzata nel buio? Tutta la vita umana è attesa, ma non vana illusione, perché questo aspettare è uno stare dentro il tempo, e il tempo è memoria del passato, vita nel presente e proiezione nel futuro. Il segreto di Dio, il segreto del Nostro Natale è racchiuso dentro ogni attesa. Il mondo con le sue leggi, le sue misure, i pesi e i calcoli, non basta, noi sentiamo di appartenere ad un origine, ad una storia. Gesù è venuto dentro la nostra miseria, dando un senso a tutte le nostre attese. Perché alla fine del tempo che a ciascuno è dato resta soltanto Lui a riscattare il tempo dall’oblio del nulla. Oltre i buoni propositi, oltre le umane buone intenzioni, oltre l’amore faticosamente seminato in un mondo colmo di disamore, resta Cristo unica garanzia, unica forza, unica nostra salvezza.

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