Il non voto in assenza di fascismo.

Il fascismo è periodicamente evocato dalla strampalata brigata dei “progressisti”- esiste anche un progresso verso il baratro – con il fine di spostare l’attenzione dai pericoli reali che si chiamano: deindustrializzazione del paese, calo della domanda interna, assenza di credito per le famiglie e le piccole e medie imprese, pressione fiscale, palese ed occulta, burocrazia asfissiante, vergognose normative europee che penalizzano i nostri prodotti, insicurezza nelle nostre città, territorio in parte ostaggio di bande criminali di spacciatori; basta? No! Disoccupazione, precarizzazione del lavoro, demolizione delle imprese pubbliche, progressiva erosione dello stato sociale, perdita della sovranità, irrisione della costituzione, servilismo nei confronti della UE, debito pubblico in perenne crescita, austerità che ammazza le famiglie riducendole alla fame.

Per converso i nostri politici inaugurano mostre, si dilettano in selfie indegni che rivelano l’assenza di senso della realtà e di decoro istituzionale, promettendo mance con lo stile di satrapi sazi di privilegi. Forse sanno che non esiste via di uscita e quindi la razzia appare l’unica forma sensata di sopravvivenza.

Il popolo “affamato”, senza lavoro e senza prospettive, la parte maggioritaria degli sfiduciati cui non resta che la protesta penta stellata, assiste attonito alla farsa dei programmi tv, dove sfilano passato presente e futuro, incarnati dai soliti uomini della politica. Gerontocrazia, giovanilismo, emotivismo producono il consenso. Un giornalismo zerbinato -con le dovute eccezioni- non affonda mai la lama delle domande inopportune e la paura di scelte radicali narcotizza i cittadini consegnandoli alla rassegnazione del non voto.
Gran parte dei giornali e dei programmi televisivi suona la gran cassa annunciando la ripresa. Altri si limitano al moralismo, attribuendo alle tasse non pagate tutti i mali del nostro paese. Frottole; chi ha studiato sa come stanno le cose, quali siano le cause reali, ma la mangiatoia dei privilegi, anche piccoli, stordisce i più che ancora godono di un malcerto benessere.

Ma il problema sembra essere il fascismo- fenomeno storicamente chiuso nel 1945 con la fine della guerra- e poi, cos’è il fascismo? Un termine buono per tutte le stagioni che sintetizza nella forma di uno slogan: autoritarismo, mancanza di democrazia, dittatura del pensiero unico, razzismo, intolleranza. Cosa c’entra il fascino con minuscoli gruppi di nostalgici che vivono di simboli e immagini irrealistiche? Perché il movimento progressista chiama la destra fascismo? La destra non è il fascismo.  E comunque,  a voi sembra che in Italia esista un movimento capace di aggregare sui temi dianzi elencati?

Chi delinque va punito secondo le leggi del paese, il resto è ideologia finalizzata a rivitalizzare una sinistra senza identità e perdente su tutta la linea.

Il vero autoritarismo sta altrove, nelle regioni d’Europa che hanno imposto la dittatura dell’Euro e alimentato l’immigrazione di un esercito industriale di riserva di disperati al servizio del capitale apolide. Sta nelle leggi che attentano alla vita dei nascituri, dei vecchi senza tutela, delle famiglie tradizionali oramai parificate ad ogni forma di unione in nome dei diritti. Purché si alimenti l’instabilità e la precarietà, tutto è tollerato al fine di coltivare il terreno del consumo bulimico, sacro valore intangibile.

Come chiamare a raccolta l’esercito del non voto?
Forse con un solo punto di programma, restituire la sovranità al popolo, in primis dotandolo di una moneta sovrana.

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