Il volo fragile

Eccolo il volo di Volodja, “angelo ribelle” caduto nel chiuso di una stamberga. Eppure si era librato altissimo, arrampicandosi su e su e avvolgendo l’asticella posta a 2 metri e trentacinque; ultimo interprete ineguagliato dello stile ventrale. Vladimir Jascenko, campione del salto in alto, cresciuto nella Russia comunista; ragazzo fragile dall’immenso talento, spremuto dagli uomini di apparato al servizio del regime. Operato maldestramente al ginocchio, rovinato dai medici e da se stesso; da un cuore instabile e da una passione inquieta d’eterno ragazzo, morto dimenticato a soli quarant’anni. Vladimir  fu uomo dall’umore troppo scostante, costretto ad abbandonare le pedane a 22 anni dopo aver fatto il record del mondo. Un talento “innaturale”studiato dagli scienziati sovietici che scommettevano su un suo salto potenziale di 2 metri e cinquanta. Ma Volodja si è fermato prima, lasciando dietro di se due figli, molte donne e troppe bottiglie vuote. Il volo di Volodja campione fragile; questo il titolo del bel libro di G. Ottomano e I. Timohin ed. Miraggi, con un ricordo del prof. Vittori, il grande mentore di Pietro Mennea.

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