Islam. Il confronto e le radici

Islam: ogni confronto parte sempre dalla chiara consapevolezza delle proprie radici

Oggi con i ragazzi del mio istituto abbiamo discusso di Islam radicale. Con passione e moderazione in tanti sono intervenuti con il semplice intento di capire qualche cosa di più. Risultato? Il vero pericolo a tutti è parso il relativismo, cioè l’incapacità da parte di alcuni, per fortuna una minoranza- seppur ricca di mezzi- di comprendere come la religione sia parte integrante del patrimonio culturale di tutti i popoli. In tal senso le religioni proprio per la loro natura comunitaria esigono di essere riconosciute anche sul piano sociale. Il buon legislatore dovrà tener conto di questo dato, contemperando le esigenze di laicità con quelle di una fede che ha bisogno di spazi pubblici.

E’ inutile negarlo, ma il volto pubblico di una fede è essenzialmente di natura morale. La tradizione cristiana come tutti sappiamo ha nutrito per secoli il mondo occidentale imprimendo in esso il proprio stigma, sul piano artistico, culturale, del costume, della legge. Oggi l’ Islam preme con il proprio bagaglio di storia e di cultura, che per ora resta su di un piano privato ma che naturalmente tenderà ad espandersi nella misura in cui il numero dei musulmani crescerà popolando le nostre città e frequentando le nostre scuole.

A chi mi ha chiesto come faremo a difendere  la nostra cultura o risposto semplicemente che prima di tutto dobbiamo imparare a difenderci dalla religione atea del laicismo, un cancro che ci rende deboli, senza speranza e perciò esposti alle seduzioni di ogni materialismo manipolatorio.  Chiamo il laicismo religione con un solo dogma, la negazione forzata di ogni presenza religiosa dalla sfera pubblica. Ma l’essere attivisti atei è cosa diversissima dalla rispettabilissima convinzione che Dio non esista. L’attivista ateo organizza sistematicamente la truppa militante dei sacerdoti del ” cielo vuoto”, per rivolgerla contro la massa dei credenti. Per questo l’ateismo militante è una forma di religione intollerante, che ben si accompagna all’estremismo islamico. Si tratta delle facce di una stessa medaglia, l’una che esclude Dio dal mondo, l’altra che vuole sovrapporre Dio al mondo. Detto ciò mi sembra utile ricordare come la nostra storia sarà tanto più vincente quanto più riconoscerà le proprie radici. Chi ha una chiara identità non teme il confronto, anzi, l’identità dichiarata è il presupposto fecondo che deve stare a fondamento di ogni forma di dialogo.

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