La madre e il figlio

La madre e il figlio

Nelle innumerevoli rappresentazioni della Madonna con il bambino siamo condotti dentro il cuore della dimensione materna. Maria è il modello dell’amore che accoglie e si prende cura, il bambino è come il simbolo dell’abbandono fiducioso.
Nulla sembra turbare questo equilibrio così naturale.
Anche oggi, in questo tempo che sembra volersi prendere gioco di ciò che è naturale, vedendo in esso un limite e un sopruso nei confronti della umana libertà supposta illimitata, la forza del legame madre figlio sembra intangibile.

Non fosse che i giornali riportano di frequente storie di figli che si rivoltano contro i genitori, che addirittura in certi casi li uccidono.
Si sente parlare di figli ribelli, indomiti, mal disposti a riconoscere l’amore e l’impegno educativo di una madre e di un padre.
E’ di questi giorni la notizia di un trentacinquenne denunciato per violenza nei confronti della propria anziana madre. Si dice che “ il ragazzo” eserciti questa pessima abitudine da quando aveva vent’anni, una vita insomma.
E’ un caso tristissimo, per non dire abbietto, che ci riempie di meraviglia, di stupore e di domande. Come è possibile che un figlio usi violenza verso la propria madre?
Verrebbe da dire; se solo quel figlio potesse rivivere consapevolmente tutta la propria giovinezza e vedere quanta fatica, dedizione, gioia, quotidianamente gli donò quella madre verso cui ora alza le mani.
Se, come in un breve filmato quel figlio vedesse anche solo dei frammenti della propria infanzia, dalla nascita, ai primi compleanni, e potesse specchiare i propri occhi in quelli di sua madre.
Forse, chissà, cadrebbe ai piedi di quella donna come davanti ad una di quelle tele di cui si raccontava prima. Non può essere, una famiglia normale non cade in questi abissi.
Parte in tal modo l’esorcismo, pensiamo allora che in quella famiglia non sia stata impartita una buon educazione, oppure che quella madre fu troppo arrendevole e per questo non seppe punire nel giusto modo e nel giusto tempo le intemperanze del bambino. Ci rifiutiamo insomma di credere che manchi una diretta responsabilità degli adulti davanti a un figlio di tal fatta. E il padre, dov’era il padre, non toccava forse a lui frenare l’esuberanza del ragazzo?
In un attimo siamo assolti e possiamo dire a noi stessi, “ a noi certe cose non possono capitare”.
Ma in tal modo dimentichiamo che nei rapporti umani non tutto può essere previsto, calcolato che esiste sempre un margine di mistero.
Con altre parole concettualmente non dissimili, Giovanni Gentile, un filosofo un pedagogista, in un’opera ebbe modo di osservare: “tutto il dolore umano deriva da questa incapacità di riconoscere nell’oggetto – cioè nella realtà che abbiamo di fronte- noi stessi e di sentire perciò la nostra libertà infinita.”
Ma se così fosse allora questa madre sarebbe condannata due volte, anzi tre, dalle botte del figlio, dal pensiero del filosofo- il figlio l’ha fatto lei così – e dal pensiero dei “ben pensanti”.
Ma le cose non vanno così, sarebbe troppo semplice. E’ vero, spesso il nostro mondo è frutto delle libere scelte, ma ciò che questa idea dimentica è che dentro la libertà si insinua spesso l’errore. Questo è il duro prezzo della condizione umana, la presenza del male direbbero i teologi.
Oggi i più rifiuterebbero di accettare l’idea del male, perchè l’uomo ha la presunzione di poter controllare tutto, di ritenere che le deviazioni da ciò che è considerato normale siano il frutto di disfunzioni o di patologie da correggere.
Ma non è sempre così, in molti casi il male irrompe imprevisto dentro la trama di normalissime vite, distruggendo l’esistenza di bravi genitori “del tutto innocenti.”
Quando un figlio prende la via sbagliata, quando per procurarsi una dose picchia e deruba la propria madre del poco che possiede, non è sempre colpa di una cattiva educazione. Esiste un surplus nella vita che alcuni chiamano fortuna oppure casualità, o ancora destino. Io preferisco chiamarlo mistero. E sopra ogni spiegazione deterministica questo mistero si rivela in particolare nell’amore.
E’ il mistero di una madre che “ denuncia se stessa e la propria carne” quando denuncia suo figlio. È il mistero, lo stesso, di morte e redenzione, che scaturisce dal cuore di un padre che ha la forza dolcissima di perdonare la propria figli omicida che ha sterminato la mamma e il fratellino, come accadde a Novi Ligure.
Non esiste scienza, testo specialistico, sapienza umana capace di sondare gli abissi che si aprono quando si osi scrutare lo spirito umano.

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