La parola è l’uomo

Davanti a un testo scritto, una poesia o un romanzo, posso avvertire la presenza di semplici parole vergate su inchiostro e carta; materia, ad un primo sguardo inerte. Ma la parola, con tutto il mistero che contiene attende in un certo qual modo di tornare a vivere. Tutti noi, possiamo far vivere milioni di volte un testo. E ciascuno nella lettura trasfonde un po’ di se stesso,un po’ della propria vita. Per questo uno scritto è sempre nuovo e non morirà fin tanto che un uomo avrà la curiosità di leggerlo. Vengono alla memoria le parole del vescovo Berkeley il quale ha detto: “ il sapore di una mela non si trova nella mela – che non può gustare se stessa – né nella bocca di colui che mangia . Ci vuole un contatto fra l’una e l’altra.” Per questo le parole sono vive ed hanno il potere di generare mille sfumature di senso. Questo infinito mistero, questa meravigliosa vitalità che possiede l’opera d’arte frutto della parola è un aspetto del mondo che appartiene soltanto alla persona. L’uomo crea e fa vivere, racconta e trasfigura. Al contrario del linguaggio dell’arte, esiste una parola che fissa inesorabilmente un dato, quasi si si trattasse di una “ parola numerica”. Questa non comunica nulla, nasce sterile e attende solo di essere dimenticata; è la parola che si presume esatta, che si vanta di aver detto tutto; una parola che non attende nessuno, perché si rivolge solo a se stessa.Ogni parola, persino quella di Dio, attende una volontà e un’intelligenza disposta a farla vivere; essa altrimenti, cade proprio come un seme in terra arida e non produce alcun frutto.

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