La principessa buona e quella cattiva

La principessa buona e quella cattiva.

Ci sono molte principesse in cielo, fanciulle che neanche si conoscevano ma che ora sanno tutto, sono amiche. Se non è così la vita allora è assurda. Ma è così ve lo dico spassionatamente per continuare a vivere comunque.

La parete del mondo si sfonda e compare il cielo. Il cielo vero non si vede, si attende. Il cielo che si vede è un pezzo di terra.

Vanessa principessa buona era una delle tante ragazze che popolano le nostre metropoli. Capelli a caschetto biondi, ad incorniciare un viso tondeggiante dove ardevano due grandi occhi, densi e profondi, carichi di intelligenza, occhi in cui riluceva la disperata voglia di vivere dei ventenni.

Vanessa aveva ventitré anni ed era una brava ragazza; nata in una famiglia semplice si era data da fare per non pesare troppo sulle spalle dei genitori. Anche quel giorno andava al lavoro, in una gelateria per racimolare i soldi per pagarsi un corso di perfezionamento come infermiera.

Vanessa, dicono, amasse la psicologia e fosse attenta agli emarginati. Chissà cosa penserebbe oggi, se potesse leggere di sé sul giornale; di come in una mattina qualunque, andando al lavoro il destino la avesse tratta in un baratro da cui non si ritorna.

Il destino ha le fattezze di due rumene, due prostitute; “la piccola” con un cappellino a sghimbescio calcato sulla testa le tira un colpo d’ombrello, la punta come un fioretto si incunea nei suoi grandi occhi, che in un istante cessano per sempre di vedere.

Così è morta Vanessa, per mano di una balorda di poco più di vent’anni. Chissà cosa avrebbe pensato se avesse letto sul giornale, di questa assurda vicenda. Forse avrebbe persino trovato una scusa per quella disperata che le aveva strappato tutto.

Tutto il possibile, il sogno di un amore coronato magari dalla costruzione di una famiglia, un lavoro stabile, dei figli, niente.

Il capolinea del metrò ha consumato in un attimo tutte le possibilità, tutto il futuro che la attendeva.

Mentre Vanessa muore, la lotta nella società diseguale continua sotto l’egida del denaro che misura i rapporti, stabilisce le relazioni, le amicizie, le possibilità, la durata della vita media, il numero dei figli.

Pamela, principessa cattiva, non era perfetta, ma era bella. Vestita di giovinezza s’era perduta. Cosa cercava nel bosco Pamela? Forse l’ebrezza di una fuga. Ma fuga da cosa. Ti vedi adesso mentre atteggi lo sguardo per un pubblico che immagini infinito.  Il selfie che ti regala al mondo? Come un sipario la frangetta disegna la cornice dei tuoi occhi. Sono grandi, possono contenere il futuro, vedono lontano, non hanno orizzonte chiuso.

Esci, fuggi, corri, adesso non hai voglia di carezze, di cure, di amore. Perché fuggi chi ti vuol bene Pamela? Questa non è una telenovela, non arriva alcun principe, non è neppure una favola.

Allora scappi da casa e fuggi nel bosco. E il bosco ha le sue trappole. Scendono nelle vene, prendono la testa, fanno dimenticare tutto. Cosa vuoi dimenticare Pamela?

Tanto che non ti accorgi del Lupo. Gira per il bosco, giorno e notte, ma ha una bella tana. Almeno così tu immagini.

E  lui ti mangia e non arriva il cacciatore buono ad aprirgli la pancia.

Questo lo racconto ai miei bambini la sera, perché tutto deve finire bene.

Aprono la tua di vita, la dividono e partono con quel bagaglio inservibile. I tuoi pezzi si cercano, ma stanno in due valigie.

Ma adesso ti aspetta Vanessa, siete uguali. Lo so, la brava e la cattiva ragazza si danno la mano e questo mondo svanisce è irreale. Ogni bosco, ogni desiderio, ogni passione, ogni amore, ogni lupo, ogni coltello, ogni carezza. Irreale nell’unica casa, adesso. Dove tutto è possibile.

Questo voglio, questo spero, sconosciute amiche sventurate. Il mondo va avanti. Ma dove?

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