La storia non è finita. Comincia adesso.

Adesso tutto si fa chiaro, lapalissiano. I mercati – certo, ce lo ripetono, non sono la spektra, ma un po’gli assomigliano-  esercitano un potere che di fatto mutila ogni espressione democratica. È una storia lunga, Il sig. Mattarella è diventato presidente giurando oltre che sulla costituzione, sul rispetto dei trattati europei. Giuramento tacito.

Mattarella non aveva il titolo per dire di no! si veda il manuale di diritto Pubblico del Mortati, padre costituente.

Non vale nel nostro caso l’espressione di Tommasi di Lampedusa, “Tutto cambi affinché nulla cambi”. Nella realtà, nulla deve cambiare. Il vero dramma traspare poi dalla compiacenza imbelle della stampa mainstream.

Il vero attentato alla Costituzione, non consiste nel fatto che i risparmi degli italiani vengano erosi, sta nel fatto che in questi anni rendendo impossibile la realizzazione del diritto al lavoro e alla giusta retribuzione, con regolare dismissione dei pubblici investimenti, ogni diritto è stato offeso.  E pensare che i costituenti volevano impegnare lo stato democratico nato sulle rovine della guerra ad assumersi l’onere di eliminare la disoccupazione, propugnando la tesi, espressa in un articolo specifico, del dovere da parte dello stato di eliminare la disoccupazione. Andate a dirlo ai signori dei trattati europei, per i quali un certo grado di disoccupazione “va bene” purché sia assicurata la stabilità monetaria.

È troppo immaginare un comune ripensamento dei trattati europei? È troppo chiamare ad una responsabilità condivisa Francesi e Tedeschi? È troppo porre in discussione pacificamente le strutture portanti dell’Unione Europea, denunciando l’assenza di una politica comune? Questo è quello che voleva quel “pericoloso eversivo” del professor Savona.

Evidentemente si; se un uomo di pensiero come Paolo Savona ha mandato in fibrillazione i signori della vulgata unica, i mantra del verbo neoliberista.

I telegiornali presentano i dati di borsa e l’andamento dei titoli di stato come notizie fondamentali, giorno e notte. Il cittadino è spaventato scientemente.

Moltissimi italiani non si pongono il problema dei titoli di stato, in quanto sono poveri e senza lavoro, piuttosto vorrebbero un rilancio dell’economia, cosa impossibile da realizzarsi con le politiche restrittive. In ogni caso sarà opportuno i nostri politici intreccino relazioni con paesi “Altri”, che si assumano “l’onere di proteggere” il nostro paese da azioni speculative orchestrate dai signori del capitale. Ecco spiegato il timore si sviluppino feconde relazione con la Russia di Putin, con relativa demonizzazione dello stesso.

No! noi vogliamo l’Europa dei popoli sovrani, non quella dei fondi di investimento privati. Noi vogliamo un’Europa che promuova l’economia sociale di mercato e che si batta perché il mondo rispetti un’idea di politica comunitaria, cioè fondata non sull’egoismo dei singoli stati o dei singoli individui, ma sul principio di mutuo aiuto.

Vogliamo un continente che promuova ovunque dignità salariale, parità di diritti, tutela dei singoli mercati nazionali. Vogliamo un Europa della non ingerenza rispetto a popoli che hanno diritto ad emanciparsi dal verbo neoliberista.

Pensare i mercati in termini solidaristici, significa limitare lo strapotere apolide della finanza, dichiarare fuorilegge i derivati finanziari, dar vita ad una moneta al servizio dei cittadini e non degli interessi delle banche che la emettono, limitare i guadagni dei manager, distinguere fra banche di investimento e credito.  È necessario tematizzare il nodo di quale visione economica vogliamo promuovere in Europa.

La storia non è finita come auspicava Fransis Fukuyama, Think Tank, cioè carrarmato pensante, del potere imperiale, anzi; comincia adesso; prende le mosse dalla culla della civiltà europea, il nostro tanto vituperato paese.

Ragazzi, questo è il vostro tempo, il tempo per ridisegnare il futuro.

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