La vittima Stefano Cucchi.

Tuo fratello era dolcissimo e forse troppo tenero, perciò gli è stato facile cadere; la vita è piena di angoli e tutti spingono. Noi genitori quando un figlio nasce sfortunato, quando è malnat, come direbbero a Milano, non facciamo che inseguirlo; dove sei, a che ora torni, arrivi? Poi, ci sono gli amici, un mondo parallelo e in quel guazzabuglio di nomi i genitori non ci capiscono nulla. Stefano Cucchi è caduto, una, due volte; poi una sera l’hanno preso e portato in questura. Era così fragile, tutto ossa e due grandi occhi, ossa e sorriso; quando apriva la bocca un’onda romanesca lo poteva far sembrare arrogante, ma ogni gergo ha le proprie cadenze. Non sapremo mai perché l’abbiano picchiato a sangue, senza ragione, ma non esistono motivi per colpire il corpo di un altro, di un uomo, di un ragazzo. Mai.

Poi lo hanno tenuto nascosto, mentre mamma e papà disperavano. Dov’è? Ce lo fate vedere? Silenzio.

Tua sorella Ilaria, chi l’avrebbe mai detta così forte, miele e acciaio negli occhi, ha scoperto sotto le tenere mani unghie di leonessa.

Quando ai genitori in attesa di un figlio hanno comunicato la prossima autopsia di un corpo, lei, ha trovato nel mezzo degli urli la forza di guardarti. Non eri tu, la maschera del viso chiazzato d’ecchimosi e come risucchiato dall’interno ti faceva vecchio. Hanno detto che eri caduto, hanno detto che eri debilitato dalla droga, hanno detto di tutto.

Ma tua sorella ti amava, d’un amore selvaggio. Per novi anni ha difeso il tuo sorriso, dal fango dei “giusti”, ma la tua sola colpa fu di essere fragile.

Nessun processo all’arma dei carabinieri il cui spirito vive in Dalla Chiesa e in tanti martiri della giustizia. Quante volte lo hai ripetuto Ilaria, mentre avvoltoi di destra e di sinistra fiutavano un ricavo dal tuo dramma.

Nessuno ti conosceva Stefano, solo chi ti amava poteva capire e piangere. Non eri un santo, ma adoravi tua sorella e i tuoi nipotini. Non avevi muscoli da mostrare, solo ferite, dentro e fuori. Adesso, la verità salta agli occhi, dopo una violenta e quasi decennale lotta. Ti hanno ammazzato.

Oggi si discute se intitolarti una strada e io dico, perché no? Le strade si dedicano ai grandi uomini, le strade ricordano, rammemorano i sacrifici e le invenzioni i conquistatori e i poeti; ma le strade vanno intitolate anche agli ignoti innocenti.  Come al milite ignoto. Stefano qualsiasi cosa tu abbia fatto, improvvisamente sei diventato vittima innocente. Ed è bene intitolarti una via quale segno per tutti coloro che vittime dimenticate sono piante soltanto dai parenti.  Stefano è figlio nostro.

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