La voce dell’amore

La vita fa piangere, comunque la si guardi, nella gioia ripetuta o nella disperazione improvvisa, nella nostalgia o nell’attesa tutto cambi. La vita fa piangere quando presenta una trama incomprensibile e quando scombina le carte. Fa ridere e piangere, ridere e piangere….
“La voce dell’amore”è questo, un pezzo di vita. Il bel film diretto da Carl Franklin, sceneggiato a partire dal romanzo premio Pulitzer di Anna Quindlen, racconta, attraverso la magica interpretazione di Renée Zellweger, Meryl Streep, William Hart, una “dolce tragedia”dei giorni nostri.
La storia comincia così. Tanti anni fa una macchina procede sicura, è un giorno di vacanza carico di allegria. Papà e mamma stanno davanti, i ragazzi, un maschio e una femmina dietro; battute, risate, domande, risposte, come in un gioco. La bambina guarda suo padre estasiata, ascolta ogni di lui parola nella speranza di coglierne il segreto. Il babbo è un professore universitario, un critico letterario alle prime armi, un faro intellettuale dal fascino irresistibile per i due ragazzini. Immagini dai colori alterati, fotogrammi di un passato che hanno il sapore di una pellicola amatoriale che racconti di un’estate lontana. È una tonalità cromatica che evoca nostalgia, il senso irrimediabile di una perdita, di un tempo perfetto che non tornerà più. La vita, quando guardi indietro, ha il sapore di un verità vissuta ma scoperta troppo tardi. Soprattutto se la confronti con un’attualità fatta di corsa, frenesia, orgoglio, carriera; dentro questa luce, il presente appare falso, quasi irreale.
Dal passato al presente. Ora il papà è nel pieno della carriera, è un critico letterario affermato, mentre la figlia è una giornalista che sta rapidamente bruciando le tappe. È a questo punto che si staglia sul proscenio la presenza della madre. Questa donna, interpretata mirabilmente da Meryl Streep è l’archetipo della madre, un concentrato di buon gusto, femminilità, concretezza, dedizione gratuita. La bella casa dove la famiglia vive rispecchia in ogni dettaglio l’anima dell’universo femminile. I colori sono caldi; tappeti e tendaggi, poltrone e divani, creano un grembo accogliente, un sapore di casa, di cura; di amore che vede. La giovane giornalista sulle orme del padre è nel pieno della corsa, vuol bene a sua madre ma l’idea anche solo di assomigliarle la atterrisce. Per lei è inconcepibile una vita normale, una semplice vita di madre fatta di pranzi preparati, abiti stirati, addobbi natalizi allestiti; fatta di attese e silenziose paure guardando i figli crescere. In realtà, tutti i successi,quelli di papà e quelli di Helen ruotano attorno al centro fecondo rappresentato da mamma. Lei c’è sempre, lei ha sempre tempo, lei è il rifugio, lei è la vita che rende possibile le carriere di tutti. Ma dentro questo nodo di relazioni pacificamente avanzate irrompe l’imprevisto. Con il volto invisibile di un cancro, l’ospite terribile prende dimora nel corpo della mamma. Il padre subito fugge e da buon maschilista esige la figlia torni a vivere in casa. Forzosamente trascurando tutti gli impegni di lavoro, Helen, giornalista a caccia dello scoop della vita, si pone al sevizio di sua madre. In tal modo Helen “ diventa la madre premurosa di sua madre” e l’intera vita di tutta la famiglia muta radicalmente. Inizia così, per questa ambiziosa fanciulla, la scoperta del mondo materno. Ora è lei a diventare “ il centro vivo della casa”è lei a vivere di speranze quando osserva a volte ottimista, a volte invasa dallo scoramento, l’altalenante percorso della mamma, in lotta con il male. Adesso, dentro l’esperienza di un amore vero, che si prende cura, Helen comincia a comprendere la decennale attività di sua madre. Vivendo la quotidianità fatta di semplici, faticosi e identici gesti, la vita mostra il proprio vero volto. Un volto così diverso dai sogni e dalle ambizioni di carriera propri dei più. In breve, agli occhi di Helen il quadro idilliaco dell’amore dei suoi genitori rivela strappi inattesi; e la vita di mamma, nonostante “le crepe” si mostra bella, sincera, attenta alle altrui disgrazie; perché lei, mamma, ha scelto sempre di amare. La mamma è attenta e il suo mondo è un dedalo di idee, scoperte, sorprendenti attività, per questo la mamma è tanto amata; da tutti. È il doloroso epilogo del dramma conferma l’essenziale che permea ogni vita, esaltando tanti aspetti del quotidiano che generalmente sfuggono ai nostri distratti sguardi tanto siamo presi da progetti per lo più egoistici. Non solo, il finale del film invita ad una pacata riflessione sul momento e sul modo più opportuno di andarsene, quando tutto, proprio tutto è giunto a compimento.

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