L’arte dell’orrore.

 

Sembra un’opera d’arte di un artista contemporaneo, uno di quelli che si divertono a dissacrare in nome del realismo e della libertà creativa.

Sembrano cinque bambole di pezza allineate su quattro variopinti teli. I volti riposano nel cuore di un sonno tragico, seppur dolcissimo. I lineamenti sono cinerei e le gambe di due di loro si mostrano raccolte come quelle di feti cresciuti nel grembo di una grande madre. Sembrano fratelli, anzi, sono fratelli; fratelli di sangue. È un esercito immenso quello dei caduti bambini.

A fissarli meglio gambe e braccia paiono posticce, messe li, per salvare la parvenza di una forma.

Sono vittime di uno dei tanti e infiniti conflitti dimenticati del mondo. Volevano vivere, hanno trovato la morte. Sono bambini che nulla sanno di vendette e integralismi religiosi, nulla sanno di colonialismi occulti o manifesti, nulla sanno dello spreco planetario di alimenti, nulla sanno dei bovini nutriti e sazi più dei bambini, nulla sanno del cibo raffinato per cani, della cura maniacale verso le specie protette. I bambini del mondo di sotto, non sono una specie protetta, sono nati nel posto sbagliato, parlano lingue sbagliate, hanno usi e costumi sbagliati. Allora, io penso ad una parabola di Gesù.

Lazzaro, come racconta il Cristo, non riusciva nemmeno a nutrirsi degli avanzi che cadevano dalla tavola del ricco signore. Questi finì nell’abisso. Lazzaro visse per sempre nel seno di Abramo.

Questa sarà la sorte degli innocenti, tutti, quelli che in vita hanno pagato il prezzo di tutto il male. Il Vangelo è chiaro. Cinque corpi di fanciulli salutano la materia e ci interrogano e sono un monito; mentre scorgo un soffio meraviglioso che si libra ridente sopra “la bambola offesa di un corpo”.

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