Le regole del delitto perfetto

Come la fiction falsa le coscienze

Si intitola così, Le regole del delitto perfetto, ed è la sintesi, questa si perfetta, di un delitto che ha un solo nome, disintegrazione della natura umana. Ci sarebbe da inorridire se il mondo rappresentato da questa fiction, fosse “tutto il mondo”, se attraverso le storie di un pugno di studenti della facoltà di legge e del rapporto con la loro  mascolina insegnante dovessimo traguardare la vita delle persone di oggi.Il mondo tratteggiato dalla fiction statunitense appare

come la trasposizione digitale di una serie di dottrine filosofiche a cavallo tra l’esistenzialismo ateo, l’individualismo edonista, il tutto in salsa nichilista. Queste storie in primis esaltano l’idea che il compito di un avvocato difensore consista nell’imbrogliare le carte, nell’alterare le prove a carico dell’imputato pur che sia assolto, “ io vi insegno come si fa ad assolvere un assassino” recita l’insegnante. In tal senso l’idea di giustizia non esiste più, prevale piuttosto la sofistica, cioè la capacità di sedurre i giurati con abili e cavillosi ragionamenti.

Nessuno nega il diritto alla difesa, ma la “nostra Fiction” si identifica con la sola verità processuale che viene però confusa con l’idea che nessuno sia mai colpevole. Ed è forse per questo e a partire da questo che oggi, se notiamo, nessun inquisito si riconosce colpevole, professando anzi la parte della vittima. Quanto farebbe bene al mondo sentire un uomo che riconoscendosi colpevole, chieda perdono. Le storie raccontate in questa serie televisiva sono storie di precarietà, gli amori si fanno e si disfano, il tradimento è la norma, le famiglie semplicemente non esistono,

gli insegnanti frequentano i loro studenti, il vizio dilaga ovunque. E la gente si diverte e forse non riconosce che il mondo li descritto potrebbe essere un giorno quello in cui vivranno i nostri figli. Dio ce ne scampi. A questo universo di atomi viziosi e soli dobbiamo avere la forza di contrapporre valori solidi come fedeltà, sacrificio, impegno, famiglia. Il lavoro è importante, ma senza “un luogo degli affetti” in poco tempo si è trascinati nel vortice del narcisismo, preludio nefasto del mondo descritto dagli sceneggiatori americani.

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