Le sardine e il campo da gioco.

Le sardine sono un sentimento che si qualifica come custode delle regole del gioco. Lodevole proposito, salvo poi non comprendere che le regole valgono per tutti e che l’arbitraggio non dovrebbe concentrare lo sguardo sulla sola parte destra del campo. Alle elezioni infatti le sardine hanno scelto il centro sinistra. L’arbitro dunque si è schierato, forse per la presuntuosa e decennale superiorità morale che la sinistra rivendica. Quale sinistra poi? La salottiera amica di Benetton di turno?

Ma questo è il meno, perché il punto essenziale è un altro, la politica si fa giocando, scendendo dentro il campo. Scendere in campo significa elaborare programmi e prendere posizione. L’hanno capito anche le sardine; in questi giorni infatti i membri di questo movimento “senza perimetro” organizzano tavoli di lavoro, ovviamente per qualificare il punto di vista di Ianeselli a Trento e di Valduga o affini recalcitranti a Rovereto.  

E gli altri? Chi sono gli altri? I cattivi, il capro espiatorio da mostrare al pubblico ludibrio al primo passo falso. Le sardine studiano i profili social, leggono i giornali, attendono dichiarazioni scomposte dei politici e della gente comune con l’orecchio teso verso la parte destra del campo, pronti ad esporre il malcapitato all’opportuna gogna moralistica. Non preoccupiamoci, lo fanno a fin di bene per rieducare i barbari, riconducendoli entro i confini del loro sano civismo.

Le sardine non hanno bisogno di essere un partito si riconoscono fiutandosi. Il loro partito è il centro sinistra. Le sardine sono un movimento finalizzato al servizio di chi oggi detiene il potere, in Italia hanno sempre osteggiato il centro destra.

Leggo il programma del gruppo di approfondimento delle sardine autoconvocate; ovviamente ecologismo e diritti stanno al centro delle riflessioni, con un accenno al razzismo, all’integrazione e al lavoro.

Quale lavoro?

Ricordo che il diritto sistematicamente violato da anni nel nostro paese è il diritto alla piena occupazione. 

Storicamente il capitalismo si è espanso nella consapevolezza di dover concedere ai lavoratori quello che è stato chiamato, Welfare state; le lotte sindacali sono state accettate e la concertazione è diventata un metodo per siglare i contratti collettivi. Tutto questo oggi è presentato come inadeguato, superato. Storicamente la spesa pubblica ha dato luogo alla crescita dei consumi interni e ad un’economia sempre più vivace, tanto che gli italiani sono diventati grazie al loro lavoro i maggiori proprietari di casa al mondo, unitamente ad essere tra i più alacri risparmiatori. Oggi tutto questo è negato da quanto scritto, nero su bianco, nei trattati europei. La chiamano austerity, sarebbe meglio dire, neo liberismo.

Nel mentre procede l’apologia sentimentale di questa Unione che ha preteso la demolizione del Welfare, attraverso l’imposizione di parametri economici folli e calati dall’alto; le sardine si preoccupano delle righe più o meno diritte del campo da gioco; ovviamente sempre sul lato destro.

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