L’insostenibile leggerezza del laicismo

La nullificazione dell’umano a partire dalla negazione della verità

Il fronte laicista, il manipolo eterofobo ben supportato dalla “leggerezza”dei quotidiani più diffusi sta allargando sempre più il solco con il pese reale, con le persone comuni che ben sanno distinguere, se correttamente informate il giusto dall’ingiusto.

Lo vedo ogni giorno, i ragazzi, gli studenti, se ben documentati sono i primi a riconoscere i limiti della libertà. Dove esista un gruppo organizzato, un nucleo di comunità, li, la libertà si esprime solo nel riconoscimento del legittimo limite. L’incontro-scontro con il mondo islamico ci costringe a riflettere anche su questo. Se non vorremo soccombere sotto il peso di una lotta fra due estremismi intolleranti dovremo ripensare la nozione di laicità. Due estremismi si, il primo che vorrebbe comprimere l’intero mondo dentro le maglie della Shar’ia, dimenticando che ogni legge, posto Dio esista, nasce sempre dal concorso di umano e divino, ovverosia, ogni supposto decreto divino è sempre, anche interpretazione. Il secondo, che fa del mondo, delle leggi, dei costumi, un perpetuo mutare senza fondamento. Estremismo laicista che nega ogni valore di verità a tutte le esperienze religiose, relegandole al rango di rigurgiti emotivi soggettivi. Da questo tipo di contrapposizione nasce la violenza. Sino ad oggi, molti paesi occidentali, Francia ed Inghilterra in primis, hanno elaborato strategie inclusive nei confronti degli immigrati islamici, cullando l’idea di trasformare in cittadini integrati e ubbidienti la gran massa dei musulmani. Nel cuore delle grandi metropoli sono sorte moschee, centri culturali islamici, quartieri interi dove progressivamente le controversie legali sono state risolte attraverso il diritto islamico. Tutto ciò non è terrorismo, bensì forte provocazione nei confronti dello stato liberale. Le nostre società si fondano sul consenso espresso attraverso il voto, cioè attraverso la conta dei numeri. La presenza massiccia di aderenti alla religione del profeta, unitamente al disagio di cristiani e cattolici, davanti alla protervia laicista, sta dando luogo ad una polarizzazione fra credenti e non. La vicenda delle vignette francesi, la richiesta di rispetto per ogni fede, formulata dallo stesso pontefice, mostra in filigrana quanto vado affermando. È inoltre bene aver presente come il fronte laicista, espressione dell’idea di uno stato neutrale, di una nazione sacralizzata e votata al rifiuto di ogni fede rappresenti un minoranza, seppur potentissima, radicata nel mondo della moda, dello spettacolo, dei circoli radicali, dell’alta finanza, senza patria e religione, di un’intellettualità bolsa, elitaria e borghese,indispettita del sentire popolare. Per questo penso sia giunto il tempo di ripensare il rapporto fra stato e religione. Miliardi di esseri umani credono in Dio, vogliono la pace, anelando ad un mondo più giusto. È necessario un nuovo patto fra tradizioni religiose e politica. Lo stato, la nazione, si legittimano a partire dal credo dei propri cittadini. Se per ipotesi l’ Italia fra qualche decennio fosse composta dal 90 per cento di musulmani, le nostre leggi, le nostre istituzioni non potrebbero che rappresentare tale stato di cose. Se non vogliamo essere governati dagli eventi, dobbiamo prendere in mano il timone della storia. I poteri laicisti, non a caso, consapevoli della forza delle fedi, cercano di distruggere le realtà statuali, per togliere punti di riferimento e trasferire la responsabilità delle decisioni dai parlamenti legittimi a strutture tecnocratiche senza volto, ma questo tipo di percorso temo produrrà una situazione di perenne conflitto, prospettandoci anni in cui vedremo crescere la violenza. Il patto di cui parlo riguarda musulmani, cattolici, cristiani, ebrei, credenti in genere, uniti da una visione sacrale della vita, convinti che l’apporto fecondo delle trazioni religiose non possa che arricchire il confronto per la costruzione di una civile convivenza nel rispetto di ogni particolarità. Con questo non intendo negare tutto il positivo in termini di diritti umani e principi rappresentativi scaturito dalla nostra tradizione giuridica, piuttosto auspico le nostre istituzioni si riapproprino dei principi ispiratori dell’umanesimo laico e cristiano, al fine di inglobare tutti gli apporti positivi che l’islam in primis può offrire. Non possiamo pensare che le nostre comunità possano fondare se stesse, sul solo principio della libertà, in primis perchè non esiste libertà senza legame, senza un ordine di priorità, senza un fondamento.Il diritto naturale, con tutta la sua forza di persuasione razionale potrebbe essere un buon punto di avvio. Se esiste un pericolo per il nostro mondo esso è rappresentato, lo ripeto, dall’ idea di poter fare a meno di ogni Dio, che equivale a costruire uno spazio sociale dove ogni fede è guardata con sospetto, tollerata, se non contrastata. Il laicismo si presenta come neutrale, tollerante, ma intanto diffonde attraverso questa idea, l’immagine di un uomo esclusivamente terreno. E dove prevalga “la terra”, alligna, il numero, la forza, l’interesse, l’aspetto più meschino dell’umana natura. L’aver sopravvalutato la forza dell’uomo, la sua capacità di costruire un mondo via via sempre più “perfetto”, l’aver confuso la laicità con l’indipendenza da ogni dettame religioso, l’aver sacralizzato la nazione ha lasciato le nostre città in preda al caos e ha confuso le nostre menti. Senza dei valori praticati e condivisi la comunità scompare. È questo il mondo che la umma islamica ha trovato e con essa oggi, l’occidente senza valori deve fare i conti. Non esiste una morale condivisa senza una radice intangibile, senza un Dio, l’affermazione dei principi astratti del rispetto e della tolleranza rivelano così la loro debolezza e si scoprono incapaci di affrontare la sfida dell’ Islam.

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