Mamma Rai

Come ogni madre che si rispetti, mamma Rai conserva i ricordi di famiglia. Sono più di sessant’anni ormai che la tv pubblica ha sposato i telespettatori italiani allevandoli come figli.

In tutto questo tempo ha loro insegnato a leggere grazie alle proprie antenne che arrivavano dove non arrivava la scuola. Come dimenticare il maestro Manzi, Non è mai troppo tardi, si chiamava il suo programma.

La Rai ha educato i nostri genitori, prima alla fedeltà e al buon costume, poi al consumo attraverso Carosello, senza avvertire il potere trasformante di quelle simpatiche mini storie.

Ha divulgato il sapere storico e scientifico con i programmi di Angela, ha sostituito al focolare e al filò, il racconto del grande romanzo popolare; come dimenticare, Il mulino del Po, I promessi sposi, I fratelli Karamazov.

Ha introdotto gli italiani al piacere del quiz televisivo, ha portato la politica nelle case sottraendola ai sacri palazzi del potere.

Ha creato i personaggi, ha presentato vizi e virtù degli italiani senza mai rinunciare ad un finale didascalico e morale.  Anche oggi le fiction più amate parlano di preti e suore in salsa contemporanea.

Non importa se in tutto questo si esprima una coerenza, vi sono programmi che sembrano enunciare principi diversissimi, quello che conta è che gli italiani nonostante l’americanismo dilagante, restino ancora italiani.

La Rai, pur cambiata, pur in perenne concorrenza con le piattaforme e le tv private, non si è mai totalmente snaturata, ha mantenuto un briciolo di pudore.

Andate a vedere le serie Netflix o la programmazione degli infiniti canali commerciali.  Non troverete la storia di un’emittente fatta di persone e programmi; troverete format di successo, fatti splendidamente, accattivanti, racconti che ammiccano ad ogni vizio presentato come normale. Amorale è il loro tratto, il loro dna. Fatti! Non prediche! Il mondo è così, piaccia o meno; sembrano suggerire tutte quelle trame. Mi chiedo: “Ma il mondo è davvero solo così?”

Dove non esista passato, ma solo l’oggi, non può sorgere alcun discorso morale, semplicemente perché la morale ha bisogno di affetti duraturi. Noi riconosciamo il valore di qualche cosa quando lo sperimentiamo nel tempo oppure quando lo perdiamo e ne abbiamo nostalgia.

Chi insegue il nuovo, chi vive di solo presente, non può avere nostalgia.

Per questo teniamoci stretta la Rai, con i suoi archivi, con i suoi protagonisti che non ci sono più, con i ricordi che spalancano le porte del cielo, con le storie buone e semplici; storie a volte un po’ irreali ma che hanno il pregio di rendere la vita meno triste ed aperta alla speranza.

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