Monti e i partiti

Sono sconcertato, ma per quale motivo il due volte sindaco di Rovereto Pietro Monti, dichiara che due legislature sono essenziali per dare continuità al lavoro amministrativo? Per quale motivo improvvisamente si scopre paladino dei partiti quando i “partiti”, in senso tradizionale non esistono più da molto tempo? Nel complesso l’analisi di Monti potrebbe essere in parte  condivisa se non capitasse nel pieno di un ballottaggio. Certo, se un sindaco ha amministrato bene è buona cosa che continui, ma questo giudizio spetta ai cittadini e, a quanto pare, la città di Rovereto ha espresso un primo “giudizio di gradimento” che boccia l’attuale sindaco. Nessuna astratta regola “ amministrativa” suggerisce il principio della due legislature consecutive, soprattutto se i primi cinque anni di lavoro non hanno lasciato particolari ricordi positivi nella mente dei roveretani. Posso pensare che Monti, conservi una romantica nostalgia del tempo in cui, per primo, spalancò le porte della propria giunta agli eredi del PCI. Ma allora al suo fianco sedevano intellettuali stimabilissimi come Rasera e Cossali, mentre oggi il quadro mi sembra deprimente; posso pensare che una certa e pur legittima contiguità con i luoghi del potere, porti il fu sindaco, ad una naturale simpatia per il quadro esistente. E poi, questo Pd è forse un partito? Non è piuttosto una congrega a caccia di “ occasioni” a qualsiasi costo? Dove sono le linee ideologiche originali proposte da questo “partito” dilacerato da lotte intestine che di nobilmente politico hanno ben poco. No. In certi casi, il cambiamento, mi appare più importante di ogni supposta virtù della continuità.

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