Morale dove sei?

“ Il laicismo dell’ottocento era strettamente collegato con la morale Kantiana; ora , nulla più della morale Kantiana é estraneo al laicismo nuovo, e questo processo è, al suo interno, irreversibile….l’attuale pluralità delle morali attesta, in ognuna di esse, una risposta implicita, positiva o no, al problema metafisico; per o contro Dio, la scelta si impone in ogni minimo atto della vita quotidiana.” Augusto del Noce.

Come dire, il disegnare una società, in quanto politici, cioè uomini che esercitano “l’arte architettonica per eccellenza,” significa sempre, compiere scelte morali a favore o contro l’uomo. Senza un fondamento, sia Kantiano, sia cristiano ( metafisico) la morale semplicemente non esiste più. Essa verrà necessariamente sostituita da una pseudo morale scaturita da provvisori compromessi, dopo estenuanti discussioni in cui ciascuno cercherà di persuadere l’altro con ogni mezzo. Si tratta del ripresentarsi della ” tentazione sofistica”; anche allora, l’ostaggio e la vittima della forza dell’abilità di persuadere fu l’innocente, il giusto Socrate.

Il laicismo ottocentesco si fermava davanti alla morale, il laicismo contemporaneo semplicemente ne nega ogni valore ultimativo, scavalcando ogni limite. In questo consisterebbe la libertà; ma una libertà di tal fatta finisce per coincidere con la volontà dei forti. Per questo non dobbiamo stupire dei proclami di bioeticisti come Peter Singer, quando dichiara l’irrilevanza morale dell’uomo privo di coscienza o del bambino non ancora nato. La morale, per questi signori, la fanno solo coloro che sono in grado di partecipare al dibattito,

“ fra gli stranieri morali”che difendono, ciascuno, il proprio interesse. Per tale ragione il non nato e l’handicappato, per questi pensatori, sono non persone; perchè per esistere dipendono da altri; perché non sono in grado di “contrattare i propri diritti” e di farli valere. Il bene oggettivo infatti, dove non vi sia un fondamento, non esiste, ma tutto in date circostanze può essere buono in vista di un utile.

Vorrei sapere cosa pensino realmente i futuri amministratori rispetto a questioni di questo tipo, evitando di ridurre la complessità del problema ad una semplice questione di presunti diritti negati. Quando si parla di diritti si parla di uomo, quando si parla di uomo  ci si deve interrogare sulla natura di questo essere, anche se questo può implicare un atto di umiltà che di fatto limita la volontà manipolata dei forti.

Oggi al posto della faticosa ricerca dei fondamenti capaci di sostenere una “ morale pubblica”, si preferiscono le scorciatoie del moralismo; identificando supposte categorie perseguitate, si evita la domanda sulla natura dell’uomo, della famiglia, dei figli. Appellandosi ad un generico diritto alla propria auto realizzazione si riducono i più deboli – i bambini- ad accessori utili, cui tutti avrebbero diritto. È la continua negazione della realtà che rende possibile un simile stato di cose. Ma ogni negazione del reale, del naturale, è negazione dell’essere; negazione di Dio. Quando questo si realizzi l’uomo scompare e diventa oggetto di infinite manipolazioni e violenze.

Il grandissimo Antonio Rosmini ci ricorda come: ” Il bene oggettivo è ciò che conviene alla natura della cosa, ciò che armoneggia col principio della sua esistenza…tutto ciò che viene dalla sua essenza richiesto, ciò che la sviluppa, la compie.”

In tal modo conoscere qualsiasi essere significa in primis rispettarlo, la conoscenza quindi è un atto morale che si esplicita nel rispetto della cosa conosciuta. L’uomo non aggiunge nulla al dato naturale, egli deve semplicemente lasciarlo essere; e quando lo richieda la natura della”cosa” consentirgli di giungere a compimento.

Oggi, nell’assenza del rispetto di ogni ” natura” si esalta il bene soggettivo, cioè il bene considerato dal punto di vista del soggetto; cioè il bene sentito e goduto dal singolo. Ma il bene del singolo. Applichiamo questo principio ad un caso concreto: avere un figlio può essere un bene soggettivo per chi lo desidera, ma qual’è il bene oggettivo per il figlio? Avere un padre e un madre, avere solo un padre, avere due padri  o avere due madri? Esistono infinite ragioni per dimostrare che la condizione “ideale” per ogni figlio consiste nell’avere due genitori biologici riconoscibili e nei quali egli stesso possa riconoscersi. Ogni eccezione conferma la regola. Questo non significa che non si possano amare come figli ragazzi adottati o che non si possano amare i figli di donne abbandonate dal marito, l’amore è sempre possibile. Ma la condizione naturale del concepimento resta la coppia maschio femmina. Quando ci si scosti da questo dato naturale si incontreranno infiniti problemi. Oggi si tende a non pensare ai possibili costi occulti che produrrà la nuova antropologia centrata sul bene soggettivo, ma i costi si cominciano ad osservare. Ragazzi senza genitori vagano in cerca di figure autorevoli preda di paure, insicurezze, disturbi di ogni genere. Devo continuare? Morale dove sei?

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