Natale che salvi

 

 

L’albero del tempo non ha più foglie. È vero, l’autunno si ripete, rosso d’attese. Ma i fiori di domani non sono quelli che ho amato, perché ogni primavera è unica. Non esiste l’eterno ritorno dell’identico, tutto è sempre nuovo, per questo ho nostalgia. Le stagioni si ripetono, diverse, e questo non consola che i viaggiatori giovani, quelli che tempo ne hanno ancora troppo, perciò confusi inseguono farfalle dalla breve stagione. L’albero del tempo per ciascuno ha frutti solo nel momento opportuno. Dorati, molli, dolciastri, aciduli, belli; la mano nostra li prende, una sola volta; li addenta la fame di vita, che mai cessa. Fame d’amore che nulla spegne, neanche la disperazione di tutto.

Chi tempo non ha più s’accontenta dei ricordi o si tormenta in cerca della sua stagione, fatta di musiche, amicizie, volti, promesse, negozi chiusi ed orti trasformati in parcheggi. Accanto è vero, corre la vita, troppa e da troppi colori violenti abitata; primitive e giovani tinte incendiano i giorni. Si riempiono di fretta, frenesia e illusioni, ebbri di domani; i giorni. Siamo il passato, quasi subito; come l’estate annuncia l’autunno, noi siamo gli araldi degli addii inevitabili. L’albero è bello come una sposa e l’occhio mai si stanca di fissare il tempo che fugge. Questo noi siamo, perciò sappiamo, che solo, un altro Natale, lo stesso di sempre, ci può Salvare.

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