Natura e sacrificio.

Natura e sacrificio

 

 

La vita si alimenta attraverso la distruzione. Proviamo a chiamare quest’atto così naturale ma così poco nobile, perché scevro d’ogni amore e tenerezza: sacrificio. Forse allora, soltanto allora, potremo non inorridire al pensiero di quanto la vita si fondi su di una carneficina perenne, dove l’innocente attende di essere immolato senza nulla potere.

Dentro questo mondo violento, dove il pesce grosso mangia il pesce piccolo, dove l’inconsapevole leone sbrana il bambino, entra qualche cosa di sconcertante, di innaturale: l’amore.

L’amore non oppone alla forza, una forza eguale e contraria, esso contrasta ogni velleità di affermazione con la tenerezza del lasciarsi ferire piuttosto che offendere.

La legge dell’evoluzione è sommamente ingiusta, essa non ha cura del debole e dell’imperfetto, essa premia solo i più adattati, la natura pratica l’eugenetica da sempre, assai prima del programma T4 di Hitleriana memoria.

La mia alunna osserva; “non dico che è meglio, ma essendo le risorse limitate, visto che molte cose non sono piacevoli, la selezione naturale è necessaria alla vita”. È triste, ma è così. Lei appartiene ad una famiglia di cacciatori.

“Oggi i caprioli sono troppi, troppi sono i cinghiali, e questo perché la catena che seleziona la vita non funziona bene.” “Allora interviene il cacciatore”, commento io, quasi a mettere un punto ai suoi ragionamenti.

La violenza della natura appare in tal ottica come funzionale all’insieme. Il che confermerebbe come il sacrificio risulti utile alla conservazione del mondo.

 

Non è giusto!

 

Questo conferma qualche cosa di sommamente ingiusto per la nostra mente, a maggior ragione se pensiamo agli animalisti estremi; questi ultimi vogliono proteggere ogni animale, persino dall’uomo, interpretato come un essere che saccheggia la terra.

Il sacrificio inconsapevole di piante e animali dovrebbe indurci a mangiare la carne con particolare rispetto. Per secoli, tutti i popoli ebbero questa consapevolezza; un’inclinazione quest’ultima che è stata abbandonata dalla cultura della carne prodotta negli allevamenti intensivi. Altro che caccia.

 

Dentro questo equilibrio sadico della natura, entra il sacrificio consapevole del Cristo. L’amore vive e prolifera grazie e attraverso il sacrificio consapevole di sé. L’amore cristiano contrasta con l’istinto di sopravvivenza.

Cos’è questa forza? Penso a Salvo d’Acquisto a Padre Kolbe a  Sophie Scholl.

Il Santo, l’asceta, il mistico, supera il biosed è solo questo superamento a rendere possibile il dono di sé.

Il dono della propria vita non è un fatto naturale, biologico, animale. La capacità di offrire questo dono appartiene alla sfera dello spirito.

Se Gesù avesse detto al “ladrone cattivo”: “va bene, scendo dalla croce e salvo anche la tua vita”, sarebbe rientrato nella logica auto conservativa del potere, avrebbe vinto i suoi nemici, li avrebbe stupiti; ma non sarebbe stato il Salvatore. Il Sacrificio, solo il sacrificio, sconfigge il bios, l’evoluzione che tutto travolge.

 

Il sacrificio produce frutto, tutti i popoli offrirono agli Dei, prodotti, primizie, animali a volte persino esseri umani, nella convinzione la distruzione fosse capace di fecondare la vita.

 

facebooktwittergoogle_plusredditlinkedinmail

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *