Non mi faccio illusioni

Non mi faccio illusioni, il mondo si disgrega; il male e il bene si confondo sino a paralizzare ogni capacità di giudizio. Con questa scusa l’unico atteggiamento umano ammesso risulta essere l’indignazione, il che non sarebbe male se questo stato d’animo, questo moto di rabbia, rappresentasse l’inizio di un percorso di svolta. Ma non è così e ciò perché il mutamento vero implica una discontinuità dolorosa. Allora ci si accontenta.

Gli europei godono ancora di qualche privilegio, i paesi più poveri muoiono.

Black Friday, consumo, feste pagane, consumo, nuovi prodotti elettronici, consumo. Litania contemporanea; dacci oggi il nostro consumo quotidiano e liberaci da ogni male terreno colmandoci di distrazioni e cose. Vivere lontani dalla domande di senso, vivere fuori di sé.

I partiti con i loro programmi replicano un’inutile rappresentazione. Figure di statisti, cioè di uomini che guardano lontano, non se ne vedono. Le nuove classi dirigenti occidentali non hanno più consapevolezza del “costo della democrazia”, sono cresciute nel privilegio e con il miraggio del facile arricchimento.

I saldi principi, il senso della misura e del decoro hanno ceduto il passo al mito dell’uomo attivo, dell’imprenditore spavaldo e spregiudicato. Il concetto di bene comune, i principi solidarietà e sussidiarietà declinati dalla nostra costituzione ai più paiono anticaglie ingombranti che impediscono il progresso.

Correre, il tempo è da vivere, correre, organizzare, controllare corpo ed emozioni. Tutto dipende da noi, dal fare.

Abbiamo consegnato la possibilità di rendere il mondo più giusto all’ideologia della globalizzazione; termine conciliante, anodino, che altro non è se non il volto per bene assunto dal libero mercato. La precarizzazione del lavoro ha raggiunto livelli inimmaginabili, agenzie private stipulano contratti giornalieri da fame, l’uomo è realmente diventato una merce e i sindacati non contano più nulla. Li si accusa di difendere gli occupati ma che altro possono fare visto che le nuove opportunità di lavoro si presentano come grazie da non discutere, concesse dal Dio mercato.

Processi migratori indotti, lotta fra poveri, città sempre più violente, un relativismo valoriale diffuso dai mass media stanno disarticolando il corpo sociale. Piccoli agglomerati urbani alla periferia delle metropoli o in aperta campagna garantiscono il privilegio dei benestanti protetti da milizie private.

La religione si trasforma in un sentimento soggettivo di speranza.

I tempi del consumo e del credito esasperato che lo alimenta stanno invadendo ogni ambito della vita, il giorno e la notte. Abbiamo diritto all’inutile e non all’essenziale; anche lo stato sociale è guardato con sospetto ed eroso sempre più dallo spazio privato.

Dovremmo ripensare il calendario sostituendo ai Santi nuove figure di miliardari, di multinazionali, di prodotti che hanno trasformato le nostre vite nel Luna Park di luci e desideri sempre nuovi proposto alla nostra vita. Il magnate di Pay Pal propone mini città galleggianti, come piccole repubbliche autonome con leggi proprie da realizzare negli spazi oceanici. I movimenti indipendentisti denunciano la morte della politica degli stati nazione.

Come è potuto accadere? Perché non ne usciremo?

Il denaro è sempre più diventato un fine e non un mezzo; di esso, della sua produzione si sono appropriate società private chiamate banche.

Come mirabilmente colse Simmel molti anni fa; se avessimo davanti tutti i beni della terra e tutto il denaro, cosa sceglieremmo? È evidente; il denaro senza i beni reali non vale nulla. Oggi invece il denaro è diventato il valore. Chi lo possiede, chi lo stampa decide la vita di colore che realmente producono ricchezza.

Su questo meccanismo si regge il mondo di oggi, su questa radicale truffa, su questa mostruosa ingiustizia. Mutare questo stato di cose significherebbe ripensare l’economia mondiale. Ci provò Giacinto Auriti e dimostrò il valore indotto del denaro; cioè come il denaro fosse dei cittadini che ad esso attribuiscono un valore. Ma fu una breve rivoluzione che ebbe però il privilegio di aprire gli occhi a molti ciechi.

Per questo i politici non contano più nulla, anzi, nella maggior parte dei governi operano o direttamente o per interposta persona i signori della finanza, i monopolisti del denaro.

Il grado di benessere materiale raggiunto in occidente per ora garantisce il dominio di questi “signori,” che prosperano immettendo nel corpo esangue degli stati un po’ di sangue- denaro, per poi procede ad ulteriori prelievi portandosi via pezzi di industrie pubbliche, cantieri, porti, territori. Ad un paziente anemico puoi portar via solo i vestiti, la casa, beni concreti.

Persino che scrive di ingiustizie, per lo più lo fa con il compiaciuto piacere di arricchirsi.

Per questo credo non serva a nulla votare o candidare in partiti che non contano nulla.

Le cose andranno avanti secondo i principi e i decreti di chi comanda i mezzi di informazione e tiene i cordoni della borsa.

L’uomo senza cielo finisce per adorare la terra e la forza degli elementi. Resta la poesia, la lotta dei don chisciotte, il potere di comprendere e spiegare ai giovani il mondo che pochi ricchi vanno costruendo con il tacito consenso delle nostre pance semipiene. E questo, nel desolante mondo dei disvalori vale più della vita.

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