Ogni anno un festival

Ogni anno un festival.

Avete visto il festival di San Remo? Qualche ragazzo timidamente interroga i compagni. I più scuotono il capo; “Che schifo, roba per vecchi” sentenziano i ragazzi. Ed hanno ragione; non relativamente ai vecchi, che pronti ad inseguire i giovani hanno perso ogni saggezza; quanto al fatto che i ragazzi non guardino il festival. 

Per fortuna. La kermesse canora si è trasformata da anni in un brand con finalità puramente commerciali. I social amplificano ogni parola, i mass media, fanno la loro parte predisponendo l’evento, preparando il pubblico attraverso stucchevoli richiami in prima serata già mesi prima. L’Italia è un paese per vecchi e pertanto l’audience è garantita. Ciò che più mi indispone è però la pretesa di trasformare un palco multicolore in un luogo dove affrontare tematiche politicamente corrette, con il fine di educare il popolo bue, rozzo, intollerante, maschilmente violento. Negli untimi anni infatti la pretesa pedagogica degli autori è diventata insopportabile. Per fortuna i giovani non lo guardano, perché con l’animo sensibilissimo verso l’ipocrisia ne sarebbero disgustati. Il messaggio veicolato in ogni caso non ha un centro; magmatico, confusamente tollerante, contraddittorio, finisce per indisporre i più avveduti tra gli adulti che si avventurino a seguire una sola puntata della manifestazione. Tutto ridonda di narcisismo, i titoli e i curriculum degli ospiti sapientemente gonfiati quando non contraffatti; tanto, chi verifica? Si tratta solo di canzonette? È no, le canzonette ben confezionate sarebbero una gioiosa presenza; ma non esistono più. Ci fosse una sana melodia cantabile. 

Gli autori del programma, nella scelta dei concorrenti credono di rappresentare il mondo dei ragazzi, selezionando personaggi equivoci dalla vita carica di disvalori, ma assai carica di “valori commerciali”. L’importante è stupire; non esistono i sessi, non esistono i ruoli, “l’accoppiata donna-donna è uno schiaffo all’etero normatività,” sproloquia una presunta artista. Ci sono cantanti mascherati che nei loro flussi di coscienza vomitano tutto e il contrario di tutto. All’opposto si alternano sul palco proclami educativi, richiami alla religione, ossequiosi primi piani ripetuti concessi per piaggeria ai dirigenti rai. Tutto e il contrario di tutto, un gioco, il tragico specchio di un tempo in declino. Certi temi, certe complesse questioni, meriterebbero ben altri approfondimenti, meriterebbero cura, attenzione vera. Mostrare un caso pietoso per farne un motivo mercificabile é orrendo. Insistere sul fatto che una donna bella è anche intelligente è ridicolo, uno slogan, sintesi perfetta del pensiero negato. Perché qui vive soltanto l’apparire, l’esserci in termini di visibilità come unico valore; la sola espressione inequivoca, in un contesto che di fatto è violento in quanto nega al soggetto senziente ogni possibilità di contraddittorio. La natura social dell’evento infatti si presenta come un luogo in cui esercitare la democrazia dentro l’immensa agorà del nostro tempo. Ma oggi, nessuno ascolta nessuno, si comunica per screditare l’altro, c’è fretta di dire, non di capire. Il medium non lo consente, la democrazia è apparente. Perciò tutta la macchina Sanremese mi pare un insulto alla fatica dell’educare, del confronto approfondito, della parola, del dialogo vero;   una retorica, violenta, pagliacciata.

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