In paradiso mi terrai in braccio?

Elogio dell’innocenza

Conoscere il male, conoscere il bene, tutto. Come é possibile? Precisamente questo fu il patto che i nostri progenitori stabilirono con il serpente. Che gli occhi di ogni uomo potessero vedere l’abisso di luce senza bruciare o contemplare il buio nell’illusione di non esserne avvolti. Quando l’uomo esiga di vedere tutto, con gli occhi o con il cuore, poco fa differenza, l’uomo diventa cieco, cioè non vede più nulla. Oggi in un certo qual modo il progetto mefistofelico si va

realizzando. Immaginiamo di vedere ogni realtá, incuriositi e cinici, stimolati da “mezzi di comunicazione”- quale espressione è più inadeguata- sempre più invadenti. Lo sguardo ” si apre” su ogni difetto, su ogni imperfezione; ogni amore viene svelato, descritto da esperti, raccontato in manuali, libri, romanzi, soap. Lo sguardo sonda le miserie, compiaciuto giudica, per poi ritirarsi sempre più intristito dentro se stesso. Tutta la luce, tutto il buio, addentati, bevuti, rendono il nostro ” sangue ” sempre più opaco, febbricitante, malato. Ma non siamo mai sazi vogliamo adesso conoscere i pensieri nascosti di tutti, dei noti e dei meno noti, piano piano sentiamo che la natura è ferita. Conoscere tutto ci rende sospettosi e nemici perchè pur davanti al nostro male qualche cosa della luce vera resta., come la nostalgia di una perfezione perduta, per questo ci capita a volte di farci censori dei nostri fratelli.

E infatti fuori fdall’Eden l’uomo deve prima di tutto organizzare una difesa. Questo è ciò che chiamiamo civiltà, il tentativo di mettere ordine dentro l’incomprensibile. In questo modo la civiltà diventa memoria “dell’origine” e segno della caduta. Quando si comprenda questo, cioè che l’intelligenza ha un limite, che la tutela da se stessa, allora Dio ritorna nel mondo e rende meno disperante il percorso della nostra vita. Nella voce di un bambino spesso è custodito il tesoro del nostro essere, voce che gli adulti, coloro che sezionano ogni cosa,hanno dimenticato.

Quante lezioni di Teologia nelle domande dei bambini, quante porte spalancate sulla luce di ciò che è essenziale. Solo una frase: ” papà , quando saremo in paradiso mi terrai in braccio?”la nostalgia che ogni tempo ritorni, l’amore come esigenza di durata perenne, l’esaltazione della bellezza dell’umano amore e insieme l’amaro riconoscimento del nostro limite senza il quale non invocheremmo che il nostro nulla. Questo riluce nella parole di mio figlio.

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