Paura di perdere

I partiti politici sarebbero un baluardo contro il puzzle delle liste civiche, aggregazioni momentanee di interessi particolari, pronte ad “un sciogliete le righe”dopo la vicenda elettorale; sentenzia l’avvocato. Un discorso simile avrebbe senso se oggi, i partiti fossero quello che erano negli anni 60, laboratori di idee, speranze, utopie, visioni del mondo. Il PCI fu uno straordinario partito di massa, gerarchicamente ordinato, straordinariamente organizzato, classista, pur con sconfinamenti nella classe media, composta da insegnanti ed intellettuali. La DC fu partito interclassista, con molteplici anime, moderato, incline al pragmatismo e al compromesso. Ebbe, nella sua prima fase, “ il sostegno spirituale e organizzativo delle gerarchie ecclesiastiche” e del “clero parrocchiale” terrorizzato dal pericolo comunista ma il suo ruolo storico fu essenziale per la democrazia. Ma oggi quali ideali esprimerebbe il PD? Dopo il suicidio della rivoluzione proletaria mirabilmente descritto dal filosofo Augusto Del Noce e decretato simbolicamente dalla caduta del muro di Berlino, dopo la svolta cinica e pragmatica dei partiti ex comunisti e socialisti che hanno fatto proprio il modello globalista finanziario, causa prima della crisi e cavallo di Troia del neoliberismo; dopo la scelta di inseguire un modello edonista e libertario con venature moralistiche e giustizialiste, cosa resta della sinistra? Lo chiedo all’avv. Mirandola che goffamente parla di un bisogno di partiti contro il pericolo delle civiche. Le liste civiche sono antidoti temporanei allo strapotere di partiti ridotti a meri gestori del potere; esse non sono e non devono essere l’approdo definitivo del fare politica bensì strumenti per ridefinire il ruolo dei partiti in questa fase post ideologica. Questo, in un momento in cui PD ed alleati si presentano come un contenitore di tutte le domande, uno spazio in cui destra e sinistra si incontrano in nome della pura gestione del potere. Miorandi è in tal senso l’uomo ideale; non ha storia politica o appartenenza storica ad ideologie, non proviene dal mondo cattolico; è esteticamente gradevole, privo di oratoria accattivante ma ricco di slogan contemporanei; sufficientemente generico nei propri enunciati da non inimicarsi alcuno; abile, quando serve, a strumentalizzare tematiche tipiche della Dottrina sociale della Chiesa. Si circonda di devoti assessori, giovani poco avvezzi al faticoso percorso della politica ma già sedotti dal piacere del proscenio e della polemica strumentale e partigiana da bar sport. Negli ultimi giorni si è accusato Valduga di aver mancato di rispetto verso precari e liberi professionisti perchè avrebbe detto: “ è auspicabile che chi fa politica abbia un proprio lavoro, affinché la politica non diventi professione”. Ovvio, ho nella memoria uno stuolo di personaggi che grazie alle cariche pubbliche, oltre a garantirsi reddito e privilegio hanno svolto il proprio ruolo di amministratori “ tenuti per le palle”, mi si perdoni il francesismo, dai loro benefattori. L’indipendenza economica è presupposto della buona politica, dai Greci sino a noi, a meno che si eliminino tutti i tipi di indennità. È una vergogna che si trasformi l’ovvietà per colpire un avversario politico, e questo, la dice lunga sulla sete di potere che pervade gli amministratori uscenti e i lori potenti amici.

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