Peppino Diana. Un Santo.

Un grande uomo un grande sacerdote

In prossimità del Natale 1991, un prete campano parroco a Casal di Principe fa affiggere un manifesto durissimo nel quale sono attaccati frontalmente i comportamenti camorristici. La terra in cui vive questo uomo di Dio è martoriata dal dominio assoluto del clan dei casalesi, un apparato che di fatto “amministra il territorio” con la forza, l’intimidazione, la violenza. Il giovane parroco, sin da subito è visto con sospetto da chi fa scempio del territorio e dello spirito dei casalesi. Nessuna blandizia, nessuna antica usanza, nessun silenzio fondato nell’idea del quieto vivere può far presa su questo uomo mutandone il procedere retto. Un avviso sacro, perchè il mondo, la terra, il paese dove viviamo sono ogni giorno luogo vivo dell’incarnazione, luogo del Natale. Quando un fiamma, seppur tenue, getta il suo chiarore nel mare del buio di un “mondo”, di una vita, perchè ogni vita è un mondo, allora significa che possiamo sperare. E don Peppino Diana, sperò guardando in faccia la paura e come ogni uomo di Dio che si rispetti non arretrò, neppure il giorno del suo onomastico quando un sicario lo raggiunse in canonica prima della messa per scaricargli addosso, in faccia, cinque colpi di pistola. Il Natale cristiano è anche questo, memoria del martirio di chi ama, di chi cerca la giustizia, di chi cerca tracce del Cristo nel cuore di un’umanità senza speranza. Più che indicare i mali della curia, più che additare i pericoli di tradire il Vangelo, pericoli che sono di tutti, preferisco ricordare il Natale di questo prete e i mille Natali dei “mille sacerdoti” che ogni giorno testimoniano l’amore per Cristo e per la sua Chiesa.

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