Per ora resisto.

I social mettono in mostra la vanità squadernando vizio e virtù.  Cediamo tutti ogni tanto al piacere di essere ascoltati, ammirati, nell’illusione di essere maestri digitali d’anonima scolaresca; nell’illusione di essere qualcuno.  “Io diventerò qualcuno non studierò, non leggerò a tutti voi dirò di no! Ecco perché, diventerò qualcuno”. Parole sagge di Caparezza.  

Per questo i social network andrebbero assunti a dosi omeopatiche. Quando non è vanità è spirito di rivalsa, acredine, analfabeta ferocia, odio.

Che male c’è a voler essere qualcuno? A chi spetta il giudizio su chi siamo? Chi sono i nostri modelli? Gli innocenti sconfitti o i vincitori? Io preferisco i primi. Se la lotta non riguarda l’amore è inutile.

A volte fioriscono sui telefonini e i monitor dei computer catene di affetti e solidarietà. Si ritrovano volti perduti, amici dimenticati di un tempo si materializzano rivelando una vita, una professione, degli amori, dei dolori. Ci sei, cosa hai fatto? È bello ritrovarsi. Si! È bello, lo ammetto.

Il potenziale è enorme, un potenziale di civiltà e amore, o all’opposto, un profondo mare popolato da infiniti spettri. Balene bianche, polpi giganti, specie credute estinte, pericolosissime.

Così, attraverso la rete riveliamo a noi stessi un pochino del nostro essere. Solo un pochino, perché ciascuno è un mistero. I nostri fondali nascondo melme e anfratti impensabili.

Anche chi scrive per sé stesso o per pochi intimi, scava nel proprio essere e si scopre. Ma la rete dona l’illusione di una platea sconfinata. In rete il dotto può risultare sciocco e lo sciocco dotto. Il santo un peccatore e il peccatore santo. L’impulso, la fretta, l’astio, la frammentarietà delle informazioni, la brevità degli scritti inducono alla certezza di sapere se non tutto, molto.

Sono tentato ogni giorno di chiudere, con tutti i social, tornerei ai pochi amici di sempre, al sacro, borghesissimo, amatissimo, vincolo famigliare.

Ci perderemmo nuovamente di vista, evitandoi di leggere catene di insulti e commenti deliranti.

Dosi omeopatiche. Qualche insicurezza in più farebbe bene, qualche libro, meno tifoserie, uno  straccio d’amore rispettoso, meno moralismo; la pietà…Chissà.. Per ora, resisto.

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