Piccolo ricordo di un grande uomo. Marco Deflorian.

Piccolo ricordo per un grande uomo. Don Marco Deflorian.

La morte fa schifo. Nessuno dovrebbe morire. Questa mattina apprendo la notizia della morte di don Marco Deflorian, allora penso; soprattutto gli artisti, non dovrebbero morire. Era malato, lo sapevo, ma nessuna malattia prepara mai adeguatamente al distacco.

Marco era dolce, con un tratto aristocratico nelle fattezze, nelle movenze, nel tono di voce mai sopra le righe. Tutti gli innamorati del canto corale gli devono molto, ho negli occhi le sue partiture scritte con un ordine e un’eleganza meravigliose. Armonizzazione e canti che oggi in tante celebrazioni e parrocchie sono diventati dei classici suonano adesso nelle mie orecchie come un ricordo fatto di note.  Chi non conosce il Santo del Deflorian?

Chi non ricorda il gruppo strumentale e vocale Canta con Noi, che animava la messa in S. Marco per poi trasformarsi in una vera orchestra capace di dar vita a concerti indimenticabili?

Quanto abbiamo imparato noi ragazzi, quanto abbiamo “rubato”, cercato di emulare quelle voci e quegli strumentisti?

Marco Deflorian amava tutti i coristi, dai più “dotati ai meno dotati”, fu artefice insieme a Giovanni Maria Rossi- altro grande musicista- delle settimane di formazione liturgia per animatori di coro, vera e propria palestra che avvicinava a Dio e alla musica contribuendo a superare la fase del puro dilettantismo per trasformare le celebrazioni in qualche cosa di esteticamente bello.

Fummo colleghi per un anno come insegnanti di religione, si parlava di tutto e in tutto la cultura di don. Marco con la consueta sensibilità emergeva.

Ma Marco era un artista totale. Dipingeva e disegnava egregiamente, componeva incessantemente. Negli anni ottanta diede vita agli “amici dell’operetta” musicando favole e storie recitate e cantate da una miriade di bambini e adulti. Il tutto si concludeva con degli spettacoli super partecipati nel teatro dell’oratorio Rosmini.

Veniva dalla val di Fiemme, Rovereto lo ha accolto e amato; lui ha ricambiato abbondantemente contribuendo al mutare della forma liturgica attraverso quel nuovo modo di concepire l’animazione, fatto di competenza, passione, amicizia, bellezza, allegria. Altri diranno, su questo prete artista,  certamente meglio di me; ma io gli dico grazie e arrivederci anche a nome di tutto il Coro R.83, Corale che lui ha conosciuto, amato e aiutato a crescere.

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