Povera Africa povero Mondo

Non reggo la litania dei politici che “esprimono” sdegno e tristezza. Vorrei sentire dalle loro voci, accanto al dispiacere, una parola che superi una volta tanto lo sdegno di rito; data per acclarata la sincerità dello stesso. Una parola di questo tipo.

Adesso dovremmo guardare dentro le cause e per una volta avere l’onestà di raccontare l’Africa per quello che è stata e per quello che ancora oggi purtroppo è.

Terra di conquiste, di deportazioni su navi negriere, di calcoli opportunistici, di saccheggi perpetrati dai potenti, di corruzioni facili; di dittatori coccolati, di dittatori deposti, di primavere che assomigliano troppo all’inverno. Inverno si! Facile terreno di conquista d’ogni fuoco integralista.  Gli esseri umani portano tutti lo stesso peso del male.

Il Congo è ricco, la terra abbonda di gas, pietre preziose, “risorse infinite”. Cosa ci stiamo a fare in quelle terre, cosa ci stanno a fare le missioni “umanitarie”?

Da dove vengono tutte queste sigle, dietro cui si celano rivoltosi d’ogni specie che in nome dell’ennesima liberazione forgiano catene e ammanniscono “ghigliottine”. Ci sono i fondamentalisti, gli identitari, i semplici disperati che delinquono. Tanto qui nessuno ha nulla da perdere, se non la vita. Ma in questi posti la vita vale pochissimo.

Il ricordo del Ruanda con il carico delle responsabilità occidentali è troppo vicino e intona un canto feroce che si leva da quelle terre feconde come un vapore per il troppo caldo. E in quel vapore scorgo il sangue di milioni di vittime. La gente fugge…fugge…fugge; da guerre, carestie, inondazioni. E noi discutiamo sulla liceità della fuga, sulla legittimità di chiamare un conflitto con il termine guerra, sulla natura dell’essere profughi, sul grado di disperazione che legittimi il dovere di salvare una vita.  Abbiamo imparato a distinguere i profughi, a far loro delle rapide radiografie. Li abbiamo confinati in campi indegni in attesa del nulla. L’Africa brucia, il cobalto, l’oro, i diamanti. I signori del mondo hanno “fame di tutto”.

Dovremmo chiedere scusa e rimettere ogni debito, stanziare le risorse del primo mondo per condividere. Molta violenza sparirebbe. Chi si documenta, queste cose le sa. I politici? Preoccupati di garantire gli interessi degli investitori. Non possono parlare. Sanno troppo o non sanno nulla.

La potente Cina compera interi pezzi di stati, abitanti, case, fonti idriche, campi, tutto incluso. La gente fugge e noi non siamo neppure capaci di levare una voce comune. Noi, dico noi paesi ricchi, abbiamo paura.

La violenza genera violenza. Questa volta a farne le spese è un mite, intelligente, generoso ambasciatore assieme ad un militare di trent’anni. La storia si ripete. Vorremmo sapere tutto, vorremmo conoscere, dovremmo conoscere. Ma spesso e troppo tardi e i mezzi di informazione ci raccontano una storia parziale. Qualche sussulto di verità, impossibile da negare nel momento dello strazio e dell’indignazione. Poi, tutto torna come prima.

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